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Bambini a tavola, con calma. Svezzamento e fasi di sviluppo del bambino

Approfondiamo come, con quali cibi e a che età iniziare lo svezzamento del bambino

A cura della psicologa Dott.ssa Antonella Sagone

A sei mesi compiuti, quando inizia con lo svezzamento ad affiancare i cibi solidi al latte, ciascun bambino si trova a una diversa fase di sviluppo: c’è chi già gattona, sta seduto dritto e sa portarsi le cose alla bocca; e chi invece ancora non ha questo controllo motorio e non è molto interessato alle pappe.

Alcuni bambini sono minuti di costituzione e mostrano scarso interesse per il cibo: niente paura, non c’è fretta di forzare, è sufficiente che cominci a fare qualche assaggio e che il pediatra controlli che il bambino abbia adeguato apporto di micronutrienti e vitamine e sia in salute. Nel giro di qualche settimana il suo interesse aumenterà e così anche la quantità di cibo che è in grado di mangiare.

A volte invece il bambino, all’inizio del secondo semestre di vita, è vorace ed un po’ “cicciottello”. Spesso si tratta solo di aspettare che aumenti la sua capacità di muoversi: brucerà molte più calorie e diventerà più snello. E’ importante però sapere che nel secondo semestre i bambini rallentano la velocità di crescita: questo serve proprio per permettere loro maggiore agilità, e anche perché, se continuassero a crescere ai ritmi dei primi mesi, presto diventerebbero dei giganti!

Se il bambino è grassottello e non ha ancora sviluppato la capacità di mangiare da solo , occorre dunque fare molta attenzione quando si offrono cibi solidi imboccandolo, evitando di nutrirlo più del dovuto. Nella nostra cultura si è sempre molto preoccupati che il bambino mangi abbastanza e a volte l’abitudine a far finire il biberon si trasforma in quella di far vuotare il piatto. Meglio cominciare allora con piccole porzioni , aggiungendo semmai un altro po’ di cibo successivamente, e offrire cibi solidi morbidi, ma abbastanza consistenti perché il bambino possa portarli in bocca da sé: questo lo aiuterà ad autoregolarsi, evitando il rischio che mangi “troppo”.

Anche la qualità è importante: dato che il latte, materno o artificiale, in questa seconda parte del primo anno rimane comunque un alimento importante, che offre un ottimo apporto di nutrienti, i cibi solidi dovrebbero essere scelti fra quelli che hanno piccole quantità di elementi preziosi, come il ferro, lo zinco, i grassi insaturi, le vitamine: tutti elementi contenuti in cibi sani , freschi e poco trattati, insomma vicini al loro stato naturale. La quantità non dovrebbe essere importante, perché a questa età il bambino ha bisogno solo di piccole integrazioni di alta qualità.

Il clima a tavola dovrebbe essere rilassato, il bambino non dovrebbe subire pressioni per mangiare o finire quanto ha nel piatto. Se si mangerà tutti insieme, il bambino sarà più contento e invogliato ad imitare gli adulti e a mangiare con un aiuto minimale, in modo che tutti insieme si possa godere del piacere di stare a tavola.

Sapere che in questi primi mesi di svezzamento il bambino è ancora ben sostenuto dal latte e che non deve “ingrassare” tanto, anzi deve rallentare un po’ la crescita, aiuterà i genitori ad affrontare più tranquillamente la fase di apprendimento al cibo, e li tratterrà dall’offrire cibi eccessivamente calorici, ricchi di grassi e zuccheri, al solo scopo di far mangiare al bambino “qualcosa in più”. Svincolandosi dall’obiettivo di “far mangiare” il bambino si attiva un circolo virtuoso che porta numerosi vantaggi di salute e rende serena la relazione che il bambino ha, ed avrà, con il cibo.

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