Perché il bambino gioca da solo e non socializza?

A cura della psicologa Dott.ssa Antonella Sagone

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Tempo di lettura 3 min

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I bambini hanno caratteri molto diversi; c’è quello che è amico di tutti e la cui socievolezza diviene a volte quasi invadenza, e l’altro che invece sfugge gli altri bimbi e tende a giocare sempre da solo, quasi fosse infastidito dalla compagnia o spaventato dai suoi coetanei.

Questo può essere un tratto del carattere, come anche la conseguenza di una situazione di stress vissuta dal bambino in altri contesti, per esempio al nido o alla materna se ha dovuto subire l’invadenza di bambini più decisi e prepotenti di lui.

Ma prima di preoccuparsi di quanto e come un bambino socializza, e fargli comprendere l’importanza della socializzazione, occorre capire qual è il problema che gli fa evitare gli altri bambini.

Di fronte a un bambino che al parco giochi si aggrappa al genitore e si rifiuta di andare a giocare con gli altri bimbi, spesso c’è l’impulso di sollecitarlo, cercare di fargli capire che giocare insieme è bello, forzarlo quasi a vincere la sua riluttanza.

Forzare ad affrontare la situazione stressante, anche con le migliori intenzioni, non è la strada giusta per aiutare quel bambino a superare la sua ansia. Inoltre non è che si debba per forza giocare con gli altri bambini: semmai è bello desiderare di farlo, e avere occasioni di esprimere questo desiderio, con i bambini che ci piacciono. Perché mai il bambino si dovrebbe forzare in situazioni sociali che non gli piacciono? Noi adulti non lo facciamo.

In realtà, non c’è nulla di male nel fatto di essere selettivo. Non bisogna per forza accettare la compagnia di chiunque o socializzare con tutti: ci sono persone con cui ci troviamo in sintonia ed altre no, e questo vale anche per i bambini.

Poi ci sono ovviamente anche aspetti dipendenti dal carattere: ci sono bambini più sensibili e quindi più reattivi all’emotività che percepiscono intorno a sé, e quindi che si difendono nel modo a loro più congeniale; anche evitando la situazione ansiogena se possono.

Allora piuttosto lavoriamo non sul dovere (o volere) giocare con gli altri, ma sulle barriere che si frappongono fra il desiderio di giocare con gli altri e la sua realizzazione. Lavoriamo sulle paure e sulle insicurezze.

A volte basta ascoltare un po’ di più, semplicemente essendo lì, descrivendo la situazione senza commentare, far domande, dare consigli o fare prediche; ed ecco che i nostri bambini si aprono e ci confidano quello che li angoscia. A quel punto per il genitore sarà più facile dare al bambino un reale sostegno che, nelle situazioni in cui è opportuno, potrà farlo aprire alla socializzazione.

Le indicazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e il lettore. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.