Dietro ogni comportamento c’è un bisogno

A cura della psicologa Dott. Antonella Sagone

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Tempo di lettura 4 min

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Un bimbo di due mesi piange appena viene messo giù dopo la poppata. Una bambina di otto mesi lancia in terra tutto quello che le capita a tiro. Un bimbetto di poco più di un anno non vuole saperne di dormire nel suo lettino. Un altro di due anni si butta in terra urlando a ogni minima contrarietà.

Molto spesso, quando un bambino non si conforma alle aspettative degli adulti, i genitori si chiedono perché si comporta così, e come loro stessi debbano agire per cambiare il comportamento indesiderato del loro figlio.

In altre parole, l’attenzione degli adulti è focalizzata sul comportamento: il comportamento del bambino, e il comportamento dei genitori. Il fulcro dell’attenzione diviene ciò che il bambino fa; ciò che i genitori fanno; ma si perde di vista il perché nascono certi comportamenti.

è vero, ci sono comportamenti socialmente accettabili e altri che non lo sono; ma questi comportamenti nel bambino non nascono per mettere alla prova i genitori, per opposizione, per il gusto della provocazione: nascono perché dietro ogni comportamento c’è un’emozione, e dietro ogni emozione c’è un bisogno. In altre parole, dal suo punto di vista il bambino ha i suoi buoni motivi per piangere, lanciare oggetti, buttarsi a terra urlando o rifugiarsi nel letto dei genitori.

Manca, nella nostra società, una dimestichezza con le fasi naturali che attraversano i bambini, e che sono caratterizzate da certi modi di fare. Questi comportamenti non sono eterni, ma destinati a modificarsi spontaneamente nel tempo, di pari passo con lo sviluppo emotivo del bambino. I comportamenti non nascono da abitudini, ma hanno sempre dietro un motivo.

Allo stesso modo, spesso non c’è nulla che i genitori debbano “fare” per far smettere il bambino di comportarsi in un certo modo: è sufficiente comprendere la causa, cioè l’emozione e il bisogno che è dietro al comportamento, dargli risposta, offrendo al bambino modi diversi, più efficaci e più accettabili, per risolvere il suo problema.

Se ci si ferma ad ascoltare, con calma, senza fretta di “aggiustare” le cose, si può entrare in contatto con il mondo del bambino e con il suo variegato universo di bisogni.

Si scopre allora che il bambino di due mesi aveva ancora bisogno di poppare, o forse di contatto con la sua mamma, e questo è perfettamente normale alla sua età; che quella di otto mesi sta scoprendo le meraviglie della fisica, è una scienziata che deve ripetere tante volte il suo esperimento per osservare come gli oggetti cadono sempre a terra. Che il bambino di un anno, semplicemente, si sente solo nel suo lettino al buio e ha bisogno della mamma vicino per abbandonarsi al sonno. E quello di due anni prova frustrazioni così grandi che il suo corpo non le riesce a contenere, la sua bocca non ha le parole per esprimerle e allora esplodono fisicamente, e che ha bisogno di essere compreso e contenuto finché non riprenderà il controllo delle sue emozioni.

Rispondere al bisogno, piuttosto che al comportamento, è un approccio vincente. Prima di tutto, perché rende tutti più felici e sereni. Poi perché rafforza la fiducia e la confidenza reciproca fra i genitori e i loro figli. Infine, perché aiuta i bambini a comprendere le ragioni dei loro stessi comportamenti, e a modularli in modo da farsi capire sempre meglio dagli adulti, sperimentando il rispetto e quindi apprendendone la lezione di vita.

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