Uscire con i bambini piccoli

A cura della psicologa Dott.ssa Antonella Sagone

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Tempo di lettura 3 min

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Uscire con il bambino è un bisogno anche della mamma; ma mentre il bambino che ancora non cammina può essere in fondo inserito con una certa facilità nei ritmi spesso serrati della nostra vita adulta, quello più grandicello ha una sua volontà, ha bisogno di camminare, toccare, esplorare e non è più così disponibile a farsi scarrozzare ovunque senza opporre resistenza. Capita così di vedere passeggini usati come carrelli della spesa, con bambini che li spingono a ritmi lenti in modo esasperante; oppure bimbi recalcitranti, trascinati da una mamma carica di buste ed esaurita dalla fretta. E gli esercizi commerciali conoscono bene questa situazione, la frustrazione dei bambini e la fretta dei genitori, e la sfruttano disseminando di “tentazioni” ogni angolo, in modo che il bambino, annoiato, chieda qualcosa e la mamma, spazientita, lo compri nella speranza di venire a patti con il suo riluttante accompagnatore.

Viviamo in un mondo non solo non a misura di bambino, ma non a misura, spesso, di essere umano. I nostri bambini sono qui anche per ricordarci che esistono bisogni diversi dal riuscire a fare tutto presto e bene nei tempi stabiliti: c’è il bisogno di muoversi, osservare, godere della scoperta di cose nuove, giocare e rilassarsi. Non è indispensabile prendere sempre le uscite con il bambino per il verso sbagliato. Si può pianificare diversamente, in modo da rendere, almeno ogni tanto, questi momenti più piacevoli ed interessanti per entrambi.

Ovviamente, occorre pianificare con buon senso. Prevediamo mezz’ora, un’ora più del tempo normalmente pianificato per fare le commissioni, e consideriamolo un tempo di relax non solo per il bambino ma anche per noi adulti. Per fare pratica, scegliamo un itinerario che eviti le situazioni più “a rischio”: le code alle poste, gli ipermercati caotici e sovraccarichi di tentazioni. Diamoci una meta, ma permettiamo al bambino di arrivarci con i suoi tempi, con le sue deviazioni, fermandoci con lui ad osservare la vetrina, a guardare il cagnolino di passaggio, ad annusare un fiore della siepe. Rispondiamo alle sue domande curiose. Godiamo insieme a lui dell’infantile gioco di camminare in equilibrio sul muricciolo, o toccare tutte le sbarre della cancellata.

La fretta è una cattiva consigliera: scopriremo che lasciarci portare un po’ a spasso da nostro figlio non ci farà poi perdere troppo tempo. Spesso il tempo impiegato a discutere con un bambino recalcitrante e capriccioso è maggiore di quello necessario per dare un po’ di spazio anche alla sua voglia di vagabondare. Possiamo accorgerci che, nel momento in cui anche noi adulti siamo più rilassati, più sintonizzati sui ritmi e curiosità del bambino, questi diviene più malleabile, meno nervoso ed esigente, appagato del fatto di poter esplorare tante cose interessanti insieme a una mamma disponibile a commentarle insieme. “Perdendoci” per un po’ in questo modo, possiamo riscoprire il mondo visto con gli occhi di un bambino, e ritrovarne per un attimo il senso di meraviglia.

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