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Pianto

Qui troverai consigli e informazioni sul pianto, una lingua antica che il tuo bambino parla molto bene ma che... è così difficile da comprendere!

Mamma, papà... mi viene da piangere!

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Pianto

Forza e coraggio!

Il pianto del proprio bambino è uno degli aspetti più difficili dell'essere genitori. Tutte le mamme e tutti i papà, prima o poi, provano un senso di sconforto e impotenza di fronte al pianto inconsolabile ed incomprensibile del loro bambino. Perché piange? Che cos'ha? Cosa posso fare? A volte riuscirete a trovare la risposta, il pianto si placherà, e sia voi sia il vostro bambino sarete felici. Altre invece non riuscirete a comprendere il significato delle sue lacrime, il pianto proseguirà, e voi sarete infelici insieme al vostro bambino. Forza e coraggio! La natura ha pensato proprio a tutto e vi ha dotato di due formidabili super-poteri: l'istinto e l'amore!

Il pianto dei bipedi

Avete mai pensato perché i bambini piangono e i cuccioli di cane, gatto o scimmia invece no? La risposta è semplice. Quando il cucciolo dell'essere umano si affaccia al mondo, ha bisogno di qualcuno che si prenda cura di lui per sopravvivere. Anche i cuccioli di altre specie hanno bisogno di accudimento, ma quelli umani sono più indifesi perché il loro cervello alla nascita è ancora poco sviluppato (meno del 30% rispetto alle dimensioni del cervello adulto). Come mai? Se il cervello ultimasse il suo sviluppo in utero, la testa del bambino sarebbe troppo grande per passare nel canale del parto (che nelle donne è più stretto rispetto agli altri mammiferi da quando i nostri antenati hanno iniziato a camminare su due piedi). Il pianto del neonato è quindi programmato, da milioni di anni, per coinvolgere emotivamente i suoi genitori. È un messaggio di richiesta d'aiuto che l'evoluzione della specie ha reso estremamente potente ed efficace.

Appena nato: ci son lacrime e lacrime

Tutti i neonati piangono, soprattutto nelle prime settimane di vita, e non lo fanno mai senza un motivo. Il problema è riuscire a capire perché. All'inizio sarà difficile. Man mano che il piccolo ed i suoi genitori impareranno a conoscersi meglio, tutto sarà più semplice. La fame è la causa più comune di pianto del neonato. Per crescere ha bisogno di nutrimento: il pianto è il modo per dire alla sua mamma che ha bisogno di un pasto (o magari solo di uno “spuntino”). Il bambino piange quando è irrequieto: se è stanco, se ha sonno, se è disturbato dal rumore o dalla luce. Il neonato piange quando prova sensazioni fisiche negative:dolore, ma anche semplici malesseri o sensazioni sgradevoli come il caldo o il freddo o il pannolino da cambiare. E poi il piccolo piange quando desidera essere preso in braccio e coccolato. La sua mamma e il suo papà sono le persone che più ama al mondo: perché non dovrebbe desiderare il contatto fisico per trovare rassicurazione e benessere?

Con la crescita, meno lacrime

Man mano che il bambino cresce e si abitua alla vita fuori dal pancione, progressivamente piange meno e trova più facilmente consolazione. A partire dai 3 mesi, se lo si prende in braccio e gli si parla dolcemente, spesso si calma. Inoltre il pianto assume un significato più comprensibile per i genitori, che riescono quindi a rispondere meglio ai suoi bisogni: non più solo fame, sonno, dolore ma anche desiderio di essere intrattenuto durante le ore di veglia (perché da solo si annoia). Nella seconda metà del primo anno, la maggior parte dei bambini piangono molto meno. In questa fase il pianto è spesso una reazione ad un cambiamento nella vita cui sono abituati. Piangono per la solitudine che sentono se la mamma non c'è, per la paura che provano se sentono un rumore sconosciuto o vedono un estraneo. Verso la fine del primo anno, quando il bambino inizia a spostarsi in modo autonomo gattonando o muovendo i primi passi, inizia anche a comparire il pianto di rabbia. Sono le lacrime di quando il piccolo è contrariato per una cosa che non riesce a fare o quando gli si dice: “No, questo non si può fare, è pericoloso!”.

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Il super-pianto delle “coliche del lattante”

C'è un pianto che nessun genitore dimenticherà mai. È il pianto inconsolabile e disperato che compare nelle prime settimane di vita, verso sera. Si tratta delle cosiddette “coliche del lattante”. È un disturbo di cui non si conoscono con precisione le cause. Non è una malattia: è semplicemente una fase particolare della crescita che non ha alcun effetto negativo sulla salute del bambino (ma molti sul sistema nervoso dei suoi genitori!). Cercate di accettare la situazione, con rassegnazione ma anche in modo costruttivo: confortate ed aiutate il vostro bambino con tutto l'amore di cui siete capaci (coccole, massaggi, canzoncine, giretti in macchina, bagnetti caldi... tutto può aiutare). Non lasciarlo a soffrire da solo è il più grande aiuto che potete dare al vostro piccolo (in attesa che, verso il terzo o quarto mese, si risolvano spontaneamente da sole).

Vizi o coccole?

“Non tenerlo troppo in braccio: così lo vizi!” Quanto volte i genitori hanno sentito questo consiglio. Ebbene, non c'è nulla di vero in questa affermazione! Nel primo anno di vita il pianto del bambino non è mai un capriccio: è un modo di comunicare un bisogno, fisico o affettivo. Parlargli dolcemente, prenderlo in braccio, cullarlo, massaggiarlo è un modo per prendersi cura di lui. Se si sentirà amato e al sicuro tra le braccia della mamma e del papà, il neonato disperderà sempre meno energie fisiche e psichiche per essere infelice, utilizzandole invece per fare esperienze sensoriali e cognitive positive, ed essere più felice. Non per nulla i biologi definiscono il cucciolo d'uomo un “mammifero prossimale”, nato cioè per essere “portato dai genitori”.

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Pianto madrelingua

Tutti i bambini del mondo piangono, ma ognuno in una lingua diversa! Alcuni ricercatori hanno studiato il pianto di neonati appartenenti a nazionalità diverse ed hanno scoperto che il pianto imita le caratteristiche melodiche della lingua di appartenenza. I piccoli ascoltano la voce della mamma quando sono nel pancione. Una volta nati, cercano di imitare il linguaggio della mamma con l'unico strumento vocale che hanno a disposizione: il pianto.

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