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Come si comporta un neonato nell'acqua?

Un neonato nell'acqua sembra trovarsi perfettamente a suo agio, come se sapesse già nuotare.

A cura del fisiatra Paoloni

Osservare un neonato immerso in acqua è tenero e affascinante: sembra già saper nuotare e non avere nessun timore dell’acqua. Molti si tranquillizzano grazie al massaggio che l’acqua apporta e perché ritrovano un ambiente e un periodo a loro già conosciuto ed ancora così vicino nel ricordo, ovvero quando erano ancora nel ventre materno, immersi nel liquido amniotico. Riescono a rimanere immersi per pochi secondi senza ingoiare l’acqua: questo accade perché nei bambini molto piccoli è presente il cosiddetto “riflesso di apnea”, uno stimolo involontario che porta alla chiusura automatica della glottide dei neonati quando vengono immersi in acqua, impedendo quindi al liquido di penetrare nei polmoni. La glottide serve infatti a separare l’apparato digerente (esofago) dal quello respiratorio (trachea), e nei neonati evita che il latte materno vada a finire nei polmoni.
Questo riflesso istintivo perdura solo per pochi mesi, ed è probabilmente una reminescenza della vita intrauterina quando il bambino viveva immerso nel liquido amniotico.
Grazie anche a questo innato riflesso è possibile iniziare, già a poche settimane dalla nascita, un corso di acquaticità e approfittare di tutti i benefici che il gioco in acqua può avere sullo sviluppo psicofisico del bambino.  In questi , il bambino è accompagnato da un genitore, anche entrambi, e questa esperienza favorisce e aiuta la crescita del rapporto di intesa.
Non impara a nuotare così come noi lo intendiamo: l’acqua rende il corpo “più leggero” e i movimenti di gambe e braccia sono più fluidi, stimolando lo sviluppo fisico e motorio. Il bambino è libero di muoversi anche nello spazio della piscina, sempre sostenuto dal genitore, mentre fuori dall’acqua non è ancora in grado di spostarsi.
Solitamente, le strutture accettano i neonati a partire dai tre mesi. In ogni caso, prima di iscrivere il proprio bebè a  di questo tipo, occorre consultare il proprio pediatra di fiducia per valutare l’idoneità del bimbo e della struttura individuata.
 

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