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Perché il bambino ha il dito a scatto?

A volte un bambino può presentare il dito a scatto a congenito. Scopriamo insieme diagnosi e cura.

A cura del fisiatra Paoloni

 Il dito a scatto congenito nel bambino è un’alterazione che comporta uno scatto durante la flessione o l’estensione di un dito, generalmente il pollice a livello dell’articolazione fra le due falangi dello stesso. Il dito a scatto può avere diversi gradi di severità, passando da forme lievi, nelle quali l’unica anomalia che si osserva è la presenza di un piccolo nodulino che si palpa a livello dell’articolazione interessata, fino a forme più severe che rendono il dito completamente rigido.

L’età esatta dell’insorgenza di dito a scatto non è ancora ben definita, così come le cause che lo determinano. Secondo alcuni ricercatori, infatti, sarebbe già presente alla nascita ma, dato l’atteggiamento naturale del pollice del neonato nei primi mesi di vita, chiuso verso il palmo della mano, spesso verrebbe diagnosticato solo più avanti nei mesi. Recentemente, tuttavia, è stato suggerito come si possa trattare piuttosto di un problema acquisito durante i primi mesi di vita. Ad un anno di vita, in ogni caso, si osserva in circa 3 bambini su 1000.

La risoluzione del dito a scatto avviene spontaneamente in circa la metà dei casi diagnosticati, senza che sia necessario alcun intervento terapeutico particolare, e generalmente avviene entro i 5 anni di vita del bambino. Dato, tuttavia, questo margine di incertezza sulla guarigione spontanea, è sempre bene iniziare un piccolo programma di esercizi e manovre terapeutiche per favorire il recupero. Questo si basa essenzialmente sul posizionamento di piccoli tutori confezionati su misura che posizionano il dito del bambino completamente esteso e che vengono indossati durante la notte e le ore di sonno del giorno. Quando il bimbo è sveglio, i tutori non vengono posizionati, ma si possono effettuare delle manovre di stretching del ditino, sempre spingendolo verso una posizione dritta, evitando, dunque, che rimanga troppo a lungo chiuso.

Tale trattamento è generalmente efficace, anche se una piccola percentuale di piccoli pazienti non risponde in maniera ottimale. In tali casi può essere necessario il ricorso ad una terapia chirurgica, che comunque, andrebbe riservata sempre a bambini oltre i 3-4 anni.

Per ogni dubbio, il consulto dello specialista sarà fondamentale per chiarire la diagnosi, spesso confermata da un’ecografia del dito interessato e per effettuare la scelta terapeutica migliore.

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