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L’autosvezzamento: ecco quando inizia e in cosa consiste

L’alimentazione complementare a richiesta: cos’è, regole e consigli

A cura del pediatra Dott. Vincenzo Calia

Spesso le mamme si domandano: di quali alimenti, di quali sostanze e con quali pappe e ricette si nutre un bambino dai sei mesi in poi?
La risposta a questa domanda è molto semplice: compiti i 6 mesi un bambino può mangiare tutto, ma proprio tutto quello che mangiamo noi grandi. A patto naturalmente che gli sia presentato in un modo per lui accettabile.
Queste parole “tutto quello che mangiamo noi”, se ci pensate bene, hanno un significato diverso a seconda di chi siamo “noi”.
Se “noi” siamo una famiglia italiana, quel tutto sarà pasta, pizza, carne, pesce, verdura, frutta, olio di oliva ecc.
Se “noi” fossimo, per esempio, una famiglia giapponese quel tutto sarebbe riso, pesce, alghe, soia ecc.
E probabilmente i bambini, arrivati a 6 mesi, desiderano cibi e sapori diversi a seconda dell’ambiente e del paese dove sono stati concepiti e dove sono nati.

Sappiamo infatti che il feto nell’utero materno, inghiottendo continuamente liquido amniotico, assapora quello che mangia la sua mamma e memorizza questi sapori cominciando, ancora prima di nascere, a educare il suo gusto. Se poi viene anche allattato dalla mamma, continuerà a sentire questi sapori succhiando il latte materno, perché in questo latte si riverserà quello che la mamma stessa mangia. Gli saranno perciò già familiari quando, seduto a tavola con i suoi genitori, comincerà ad assaggiare qualcosa dal loro stesso piatto.

Cos’è l’autosvezzamento

Su queste basi scientifiche è fondata una pratica, oggi molto accreditata fra i pediatri, che viene definita “autosvezzamento” o, meglio, “alimentazione complementare a richiesta”. È una cosa molto semplice: arrivati ai sei mesi del bambino, assecondando i suoi stessi desideri, gli si comincia a dare un po’ di tutto, utilizzando gli alimenti cucinati per la famiglia, tritandoli, schiacciandoli o facendoli a pezzetti. Senza nessuna gradualità e senza escludere nessun cibo: la migliore prevenzione contro le allergie e le intolleranze è mettere subito e ripetutamente a contatto l’intestino del bambino con i più diversi alimenti, in maniera che facciano presto amicizia e vengano correttamente digeriti.
Chi ha provato questo nuovo modo di svezzare un bambino (e ormai sono in tanti) ne è entusiasta: i bambini accettano subito i nuovi cibi, crescono senza difficoltà accettando volentieri tutto quello che viene loro proposto e a tavola è bello stare tutti insieme e condividere il pasto.
Già, e tutte quelle pappe e ricette per bambini? Il brodo vegetale, gli omogeneizzati, le pastine, le creme di riso, di mais e tapioca, i biscottini più o meno granulati, insomma tutto quel vasto campionario di cibo presente sugli scaffali di farmacie e supermercati che va sotto il nome di “baby food”? E che fine faranno tutte le diete, gli schemi e le regole dello svezzamento tradizionale?
Si tratta indubbiamente di metodologie valide e prodotti nutrienti, buoni per chi vuole restare ancorato al modo tradizionale di svezzare; qualcuno certamente li troverà comodi, perché già pronti e facili da somministrare. È probabilmente il cibo che noi stessi abbiamo mangiato quando fummo svezzati che, nonostante il passare degli anni, resta ancora una scelta possibile.
Ma non è l’unica e probabilmente neppure la migliore: l’”autosvezzamento”, o l’alimentazione complementare a richiesta, con la condivisone del pasto in famiglia e la varietà di suoi sapori è oggi la scelta da preferire.

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