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Cinque cose che (forse) non sai sul sonno dei bambini

A cura del pediatra Dott. Vincenzo Calia

Il sonno cambia via via che un bambino cresce.

Appena nati, i bambini, si può dire che non facciano altro che mangiare e dormire.
Soprattutto nei primi giorni di vita, spesso capita che i genitori non si accorgano neppure della presenza in casa del loro neonato, che manda un segnale solo quando è l’ora della poppata. Poi, quando è sazio e soddisfatto, torna a dormire beatamente. Lo stesso bambino, 7 o 8 mesi dopo, può diventare un problema perché può svegliarsi anche più volte durante la notte. La spiegazione di questa apparente stranezza è che il ritmo del sonno, come tutti i comportamenti, cambia continuamente nei bambini. Per la verità cambia anche in un adulto, lungo il corso della vita, anche se questi ultimi cambiamenti sono meno evidenti. Possiamo dire perciò che ogni età ha il suo ritmo del sonno.

Un bambino piccolissimo si sveglia sempre solo per fame.

È il ritmo sonno-poppata tipico dei neonati e delle prime settimane nei primi mesi di vita. Inutile sperare di far riaddormentare un bambino piccolo di pochissimi mesi se non si soddisfa il suo grande appetito.

I bambini più grandi si svegliano per mille motivi, ma raramente per fame.

Arrivati a 7 o 8 mesi molti bambini si svegliano una o più volte durante la notte a distanza di poche ore di sonno; e spesso continuano a farlo fino a tre anni e più. I loro genitori, abituati a dar loro del latte per riaddormentarli, continuano a offrirgliene anche a questa età nella speranza che si riaddormentino. E i bambini, in genere, accettano questo latte. Ma lo prendono più per consolazione, perché così sentono la vicinanza dei genitori e si sentono accuditi, che per fame. Inutile perciò tentare di evitare i risvegli notturni “rafforzando” la cena. Ma continuare con il latte, anche se il bambino non avrebbe fame, spesso funziona. E perciò non c’è motivo di rinunciarci.

I risvegli notturni dei bambini hanno radici nel nostro passato lontanissimo.

Quando gli esseri umani vivevano in condizioni di precarietà, nelle caverne e nelle savane, esposti all’aggressione di altri animali e di uomini nemici, i bambini erano esposti ad enormi pericoli. Quelli più “tranquilli” che dormivano un sonno profondo e non si svegliavano mai, erano i primi a finire in pasto alle belve; quelli più “svegli”, che richiamavano continuamente l’attenzione dei genitori, venivano da questi ultimi protetti e si salvavano. E così la Natura ha selezionato positivamente i soggetti con sonno leggero che si svegliavano e chiamavano spesso: e così ancora oggi, quando tutti questi pericoli non esistono più, i discendenti di quegli antichi bambini irrequieti danno filo da torcere ai loro genitori, svegliandosi ogni notte.

La cultura e l’educazione hanno una grande influenza sul ritmo sonno-veglia.

Sarà capitato a tutti di vedere bambini provenienti dal Nord Europa andare a dormire buoni buoni a letto quando d’estate c’è ancora luce, mentre i nostri bambini continuano a fare il diavolo a quattro fino a tardi. Questo perché, al di là delle componenti genetiche e della fisiologia del sonno, molto contano le abitudini e l’educazione che noi diamo ai nostri figli. Nel Nord l’educazione è sempre stata più rigida; noi mediterranei siamo sempre stati più permissivi. Perciò, se vostro figlio resta sveglio fino a tardi, non prendetevela con lui: siamo noi (noi tutti) che abbiamo abituato i nostri bambini così.

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