Lallazione: quando inizia e come stimolarla

A cura del pediatra Pampers

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Tempo di lettura 13 min

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La lallazione rappresenta uno dei momenti più attesi e affascinanti nello sviluppo di un neonato. Quei primi "mamama", "papapa" e "dadada" non sono solo suoni casuali: segnano l'inizio del percorso che porterà il tuo bambino a comunicare attraverso il linguaggio verbale. Comprendere cos'è la lallazione, quando inizia e come puoi accompagnare questo processo ti aiuterà a vivere con maggiore consapevolezza questa fase della crescita del tuo piccolo.

Cos'è la lallazione e a cosa serve?

La lallazione è la produzione vocale caratterizzata dalla ripetizione di sillabe composte da consonanti e vocali ben definite. A differenza dei vagiti e dei vocalizzi dei primi mesi di vita, la lallazione ha una struttura sillabica riconoscibile, anche se non veicola ancora un messaggio preciso con significato compiuto in senso strettamente linguistico, però trasmette un tono emotivo e affettivo, e il genitore è in grado di attribuire significati ai suoni che il bambino emette e alle emozioni che il bambino trasmette. Questo è un processo spontaneo e naturale, a cui il genitore riesce ad abbandonarsi se non è troppo preso da “altro”: tecnologie digitali, preoccupazioni importanti, disagio piscologico, ecc.

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Secondo quanto riportato dall' Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, la lallazione svolge diverse funzioni fondamentali per lo sviluppo del bambino. Innanzitutto, permette al neonato di esplorare le proprie capacità vocali e di sperimentare i suoni del linguaggio umano, allenandosi a utilizzare voce, bocca e lingua in modo coordinato.

La lallazione serve anche come strumento di interazione: attraverso questi suoni ripetitivi, il bambino impara a comunicare emozioni e stati d'animo. Variando il ritmo e la melodia della voce, può esprimere gioia, frustrazione, curiosità o richieste. Inoltre, come sottolineato dalle linee guida OMS sullo sviluppo della prima infanzia, le interazioni vocali precoci tra genitori e bambino rafforzano il legame emotivo e forniscono gli stimoli necessari per uno sviluppo cognitivo e linguistico armonico.

Alcuni studi hanno dimostrato che i bambini lallano diversamente a seconda della lingua madre a cui sono esposti, evidenziando come questa fase sia già influenzata dall'ambiente linguistico circostante. Esiste anche una correlazione tra le sillabe prodotte durante la lallazione e le prime parole effettivamente pronunciate: il bambino si sta già preparando al linguaggio vero e proprio.

Quando inizia la lallazione nei neonati?

La lallazione inizia generalmente tra i 4 e i 6 mesi di vita, anche se ogni bambino segue tempi propri. Come evidenziato dall' Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, a questa età il bambino comincia a imitare i suoni che ascolta e a produrre sequenze di consonanti e vocali sempre più strutturate.

Prima della lallazione vera e propria, nei primi tre-quattro mesi di vita, il neonato attraversa una fase di vocalizzazione: produce suoni vocalici (come "aaa" o "eee"), spesso associati al movimento delle mani verso la bocca. In questo periodo inizia a sviluppare la consapevolezza di poter produrre suoni, anche se non sono ancora contestualizzati o intenzionali. E inizia già a intrattenere le protoconversazione con il care-giver

Le fasi della lallazione mese per mese

Lo sviluppo della lallazione segue tappe progressive che si integrano con la maturazione complessiva del bambino:

0-3 mesi - Suoni pre-linguistici: Il neonato comunica principalmente attraverso il pianto e il sorriso. Gradualmente compaiono i primi vocalizzi, come "gorgheggi" e suoni gutturali. Il bambino inizia a riconoscere la voce dei genitori e a manifestare piacere attraverso suoni di contentezza.

Dai 6 mesi - Lallazione canonica: Intorno al sesto mese emerge la lallazione canonica, caratterizzata dalla ripetizione di una singola sillaba composta da consonante e vocale. Come riportato dall' Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, in questa fase il bambino produce sequenze come "mamama", "papapa" o "dadada". Le consonanti più utilizzate sono /m/, /p/, /b/, /t/, /d/, abbinate prevalentemente alla vocale /a/, la più semplice da riprodurre.

7-10 mesi - Lallazione variata: Il bambino passa alla lallazione variata, combinando sillabe diverse con variazioni sia delle consonanti che delle vocali. Compaiono sequenze più complesse come "papamana", "totito" o "daduba". In questa fase il bambino comprende tra le 20 e le 100 parole e inizia a utilizzare gesti comunicativi, come indicare con il dito per fare richieste o salutare con la mano.

10-12 mesi - Verso le prime parole: La lallazione diventa sempre più ricca di intonazioni e creativa, avvicinandosi per melodia e ritmo a un vero e proprio eloquio. Secondo l' Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, intorno all'anno compaiono le prime parole con significato intenzionale, anche se il passaggio dalla lallazione alle prime parole è graduale e non improvviso.

Lallazione canonica e variata: quali sono le differenze

La distinzione tra lallazione canonica e variata è importante per comprendere l'evoluzione delle competenze linguistiche del bambino.

La lallazione canonica consiste nella ripetizione di una stessa sillaba più volte di seguito. Il bambino produce sequenze come "mamama", "bababa" o "tatata", mantenendo costante sia la consonante che la vocale. Questa fase rappresenta il primo vero esercizio di coordinazione tra apparato vocale e udito: il bambino ascolta i suoni che produce e impara a riprodurli intenzionalmente.

La lallazione variata introduce variabilità: il bambino alterna diverse consonanti e vocali all'interno della stessa sequenza, producendo combinazioni come "mapadapa" o "baduguti". Questa evoluzione indica una maggiore maturazione dell'apparato fono-articolatorio e una crescente capacità di controllo volontario dei suoni. La lallazione variata rappresenta un ponte verso le prime parole vere e proprie, poiché il bambino sperimenta diverse combinazioni sonore che caratterizzeranno poi il linguaggio parlato.

Come stimolare la lallazione nel bambino?

I genitori svolgono un ruolo fondamentale nel favorire lo sviluppo della lallazione attraverso interazioni quotidiane semplici ma efficaci. L'ambiente linguistico in cui cresce il bambino influenza direttamente la ricchezza e la precocità delle sue competenze comunicative.

Parla con il tuo bambino fin dai primi giorni: Anche se non comprende ancora le parole, il neonato assorbe i suoni, le intonazioni e i ritmi del linguaggio. Racconta cosa stai facendo, descrivi oggetti e situazioni con tono calmo e affettuoso. Questo crea un ambiente stimolante per lo sviluppo linguistico.

Rispondi ai suoi vocalizzi: Quando il bambino emette suoni, rispondi ripetendo le stesse sillabe o introducendone di nuove. Questo "dialogo" rafforza l'idea che la comunicazione è uno scambio bidirezionale e incoraggia il piccolo a continuare a esplorare la propria voce.

Mantieni il contatto visivo: Quando parli al bambino, guardalo negli occhi. Questo favorisce l'attenzione condivisa e gli permette di osservare i movimenti della tua bocca mentre pronunci le parole, facilitando l'apprendimento per imitazione.

Canta canzoncine e filastrocche: Le melodie e le rime catturano l'attenzione del bambino e facilitano la memorizzazione dei suoni. Fai pause durante le canzoni per permettere al piccolo di "intervenire" con i suoi vocalizzi.

Leggi libri illustrati ad alta voce: Anche nei primi mesi puoi introdurre libri con immagini colorate e semplici. Descrivi le figure, varia il tono della voce e lascia che il bambino tocchi e esplori il libro. Come suggerito dall' Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, leggere libri figurati è un momento di interazione particolarmente utile per lo sviluppo della mente e del linguaggio.

Gioca con i suoni: Ripeti le sillabe che il bambino produce, varia l'intonazione, fai facce buffe mentre emetti suoni. Giochi semplici come il "cucù" o nascondere il viso dietro le mani attirano l'attenzione del piccolo e lo incoraggiano a partecipare attivamente.

Evita l'uso prolungato di dispositivi elettronici: L’Ospedale Bambin Gesù, come tutte le società scientifiche di ambito pediatrico, consiglia niente schermi sotto i 18 mesi. Proprio perché L'interazione diretta faccia a faccia con i genitori è insostituibile per lo sviluppo comunicativo-linguistico. Abbiamo citato prima il problema dilagante della technoference, su cui la ricerca scientifica sta ponendo molta attenzione: neanche il genitore deve usare lo schermo in presenza del bambino, perché toglie la sua presenza al piccolo, che necessita della relazione per il suo sviluppo psico-biologico. Inoltre se il genitore è preso dal video, il bambino anche ne sarà molto attratto. I bambini tendono ad imitare i genitori, è da loro che imparano a muoversi nel mondo. Se il genitore vuole crescere insieme a suo figlio (perché così accade, il genitore diventa genitore mentre cresce il figlio) in un ambiente rilassato e piacevole, deve esserci per lui. La presenza emotiva e fisica è un seme che porterà frutti generosi negli anni.

                                                                                                                                  

Quando preoccuparsi se il bambino non lalla?

Ogni bambino segue il proprio ritmo di sviluppo e piccole variazioni nei tempi sono assolutamente normali. Tuttavia, alcuni segnali meritano attenzione e richiedono una valutazione da parte del pediatra.

Quando consultare il pediatra:

È consigliabile rivolgersi al pediatra se osservi i seguenti campanelli d'allarme:

  • A 6 mesi: Il bambino non sorride, non risponde ai sorrisi e non utilizza alcuna mimica facciale
  • A 9 mesi: Non emette alcun suono, non risponde ai suoni e alle espressioni facciali
  • A 10-12 mesi: La lallazione non è comparsa, il bambino non risponde al proprio nome, non è capace di eseguire gesti comunicativi come indicare, mostrare o raggiungere oggetti
  • A 18 mesi: Usa un vocabolario inferiore a 5 parole e non comprende richieste semplici. Questo è molto importante. Il linguaggio espressivo può essere ritardato, ma non la comprensione

Possibili cause di ritardo:

La mancanza o il ritardo significativo della lallazione può essere correlato a diverse condizioni che richiedono una valutazione specialistica:

Difficoltà uditive: Come evidenziato dalla Società Italiana di Pediatria, un udito normale è requisito fondamentale per un adeguato sviluppo del linguaggio. I bambini con problemi uditivi non ricevono il feedback necessario per sviluppare la lallazione nei tempi e nei modi tipici. Oggi circa 1-2 bambini su 1000 nascono con un disturbo dell'udito permanente, motivo per cui è fondamentale lo screening uditivo neonatale.

Disturbi del neurosviluppo: In alcuni casi, l'assenza di lallazione può essere un segnale precoce di disturbi dello spettro autistico. Come riportato da Amico Pediatra, nei bambini con autismo spesso manca la fase della lallazione e, quando presente, tende a verificarsi meno frequentemente e con una gamma più ridotta di sillabe. Tipicamente, in questi casi il bambino non compensa l'assenza di linguaggio con gesti o mimica e non guarda l'adulto in volto.

Ritardo dello sviluppo del linguaggio: Alcuni bambini presentano un ritardo specifico nell'acquisizione del linguaggio espressivo, pur mostrando una buona comprensione e avendo uno sviluppo normale in altre aree. Questi bambini, definiti "parlatori tardivi", possono recuperare spontaneamente senza problemi, ma necessitano comunque di monitoraggio.

È importante sottolineare he la presenza di uno di questi segnali non stabilisce necessariamente la presenza di un disturbo. Tuttavia, come raccomandato dall' Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, una valutazione tempestiva consente di intervenire precocemente laddove necessario, migliorando significativamente i risultati a lungo termine.

Il ruolo del pediatra: Il pediatra di famiglia è il primo professionista in grado di valutare eventuali ritardi o difficoltà nello sviluppo del linguaggio. Se necessario, potrà indirizzare la famiglia verso specialisti come il logopedista, il neuropsichiatra infantile o l'audiologo per approfondimenti diagnostici e, eventualmente, per impostare un percorso riabilitativo.

I contenuti di questo articolo sono puramente informativi. Per ogni dubbio sulla salute del tuo bambino, è fondamentale consultare sempre il pediatra.

Seguire lo sviluppo del linguaggio del tuo bambino significa accompagnarlo in una delle tappe più importanti della crescita: la capacità di comunicare con il mondo che lo circonda. Ogni suono, ogni sillaba ripetuta, ogni tentativo di imitazione rappresenta un piccolo grande passo verso l'acquisizione del linguaggio verbale.

Durante i primi mesi e anni di vita, il tuo bambino attraversa numerose fasi di sviluppo che richiedono attenzione, stimoli adeguati e, soprattutto, la tua presenza costante e rassicurante. Pampers ti accompagna in questo percorso offrendo contenuti dedicati allo sviluppo infantile, consigli pratici e risorse pensate per rispondere alle esigenze di ogni fase della crescita. All’interno dell’app Coccole Pampers troverai tanti contenuti e strumenti per accompagnarti in tutte le fasi della crescita del tuo bamibno.

FAQ - Domande frequenti sulla lallazione

A quanti mesi inizia la lallazione?

La lallazione inizia generalmente dai 6 mesi di vita, anche se alcuni bambini possono cominciare leggermente prima o dopo. La lallazione canonica vera e propria, con ripetizione di sillabe come "mamama", compare solitamente intorno al sesto mese.

Quanto dura la fase della lallazione?

La lallazione può durare diversi mesi e spesso coesiste con le prime parole. In genere si protrae fino ai 12-18 mesi, quando il bambino inizia a pronunciare parole con significato intenzionale. Il significato intenzionale è presente da molto prima che il bambino rieca a pronunciare parole vere e proprie. Infatti molti bambini si fanno capire benissimo anche se non pronunciano parole linguisticamente adeguate.

Cosa significa se il bambino non lalla a 10 mesi?

Se il bambino non ha iniziato a lallare entro i 10 mesi, è consigliabile consultare il pediatra per una valutazione. La mancanza di lallazione può essere correlata a difficoltà uditive, ritardi nello sviluppo del linguaggio o altre condizioni che richiedono approfondimento.

Come si fa a capire se il bambino ha problemi di udito?

Alcuni segnali includono: assenza di reazione ai rumori forti, mancata risposta quando viene chiamato per nome, ritardo nella lallazione. In caso di dubbi, il pediatra può prescrivere un test audiometrico comportamentale per valutare l'udito del bambino.

La lallazione è uguale in tutte le lingue?

No, la lallazione varia a seconda della lingua madre. I bambini imitano la prosodia (ritmo e intonazione) della lingua a cui sono esposti e utilizzano consonanti e vocali che ricorrono più frequentemente nel loro ambiente linguistico.

Articolo/contenuto revisionato e approvato dagli esperti di Heart4Children APS

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