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Viaggiare con i bambini: il mal d'auto

Come viaggiare con i bambini in automobile evitando pianti, vomito e nausea

A cura del pediatra Dott. Vincenzo Calia

I bambini e le automobili, un rapporto spesso conflittuale: se “brum brum” (cioè l'automobile) può essere addirittura una delle prime parole di un bambino (e questo la dice lunga sulla passione che i bimbi hanno per le auto), a volte però quando si sale in macchina cominciano i guai.

Intanto può capitare che non voglia stare nel suo seggiolino, legato con la sua cintura (e lì non si può proprio transigere, ci si deve abituare); ma quello che è peggio è che spesso si sente male, piange e addirittura vomita. Lo conosciamo tutti, si chiama “mal d'auto”, ma i medici lo chiamano “chinetosi”, che significa “soffrire quando ci si muove”, perché la stessa cosa capita in nave, in aereo, in pulmann: si tratta di una nausea, spesso seguita da vomito, che dipende dal fatto che i movimenti registrati dal nostro organo dell'equilibrio (l'orecchio interno) non sono armonici e ritmici, ma assomigliano piuttosto allo scuotimento di un miscelatore da cocktail. A farci sentire male contribuisce però anche una componente psicologica non del tutto marginale.

E allora che fare per evitare di fermarsi urgentemente sulla corsia d'emergenza dell'autostrada, di sporcare l'auto e fare il viaggio con i finestrini spalancati per via della puzza di vomito?

Ci sono vari sistemi: dai braccialetti ai prodotti “naturali” (che probabilmente agiscono per suggestione), ai farmaci (che per lo più servono a dare sonnolenza), ai piccoli trucchi. Ve ne suggeriamo uno che è collaudato ed innocuo: partire a stomaco pieno, dopo un pasto solido (i liquidi, e il latte in particolare, ritornano facilmente su), mettere in mano al bambino qualcosa da sgranocchiare (patatine, pop corn, crackers ecc.). Il bambino si distrae (e qui c'entra la componente psicologica), si gratifica mangiando qualcosa che gli piace, tiene lo stomaco pieno e la nausea non viene più.

Funziona, se non al 100%, almeno al 90%: provare per credere.

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