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È sbagliato addormentare il bambino in braccio?

Come far addormentare i bambini è uno dei consigli più utili da dare a mamma e papà su sonno e nanna dei neonati.

A cura della psicologa Dott. Antonella Sagone

Spesso ai genitori viene detto che il sonno è dei bambini è una questione di abitudini, e che spetta a loro insegnare al bambino come fare a dormire. Ma spesso il bimbo piange prima della nanna e vuole la vicinanza della mamma per addormentarsi, e alla fine questa si arrende e lo prende in braccio o lo allatta; ed ecco che magicamente il neonato si addormenta subito. Questa soluzione però viene spesso criticata e definita come “viziare” e creare cattive abitudini o, peggio, gettare le basi per un futuro disturbo del sonno.

Gli approcci basati sull’estinzione e sul condizionamento scoraggiano mamma e papà dall’usare le loro risorse istintive, che sono poi gli strumenti più efficaci che hanno per prendersi cura del proprio figlio, facendoli sentire colpevoli o incapaci proprio quando esprimono la risposta giusta al pianto del bambino. Queste teorie non sono basate su prove scientifiche e sono anche prive di senso dal punto di vista biologico ed antropologico. Il bambino non desidera e non si aspetta di essere preso in braccio, cullato o allattato perché è stato “abituato”, ma perché è ciò che il suo istinto si aspetta di ricevere. I cuccioli d’uomo nascono già biologicamente predisposti alle “coccole”, proprio come la mamma è biologicamente predisposta a rispondere prontamente ai segnali del suo bambino.

Si dice anche che il bambino sarebbe disorientato dal fatto di svegliarsi da solo nel suo lettino se si era addormentato fra le braccia della mamma, mentre se si addormenta da solo nel letto al risveglio la cosa gli sembrerà normale. Ma anche questa è una teoria del tutto infondata. I bambini non fanno tutti questi ragionamenti. Quando si svegliano nel lettino, il più delle volte, chiamano o piangono perché vogliono la mamma, perché, semplicemente, della mamma hanno bisogno e non gli piace stare da soli. La natura ha fornito i nostri neonati di questo istinto e del comportamento di richiamo e di allarme finalizzato a mantenere la mamma vicino. I nostri cuccioli non sono animali “da tana”, che debbano restare silenziosi per non attirare i predatori, mentre la mamma è in giro a cercare il cibo; noi siamo una specie a “contatto continuo” e quindi è importante che i nostri piccoli non siano lasciati da soli, o finirebbero ben presto in bocca a qualche predatore.

Si dice che questi metodi funzionano: è vero, spesso non rispondendo ai richiami del bambino si ottiene l’estinzione del comportamento indesiderato, in questo caso il pianto, perché egli apprende che chiamare o piangere è inutile, e smette di disperarsi perché il pianto fa stare fisicamente ed emotivamente male. Ma questo non significa che il bambino abbia imparato a dormire: si è solo arreso, ritirato in se stesso e alla fine si addormenta perché è la sola cosa che può fare.

Queste teorie inducono nei genitori aspettative irrealistiche, trasformando in patologia (“insonnia infantile” o “disturbo del sonno”) una condizione fisiologica e transitoria di sonno leggero e di frequenti risvegli, che tutti i bambini hanno ma che crescendo si regolarizza. Bambini e genitori non hanno bisogno di stressarsi e negarsi così gli aspetti più piacevoli della maternità. Quindi abbracciate e coccolate senza timore i vostri bambini di notte prima della nanna e di giorno prima del sonnellino: tutti i bambini prima o poi dormono tutta la notte, anche quelli cullati o allattati a richiesta giorno e notte.

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