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L’ansia materna: è esagerata?

L’ansia materna verso il proprio bambino è un sentimento istintivo e fondamentale.

A cura della psicologa Dott.ssa Antonella Sagone

Perché piange? Starà mangiando abbastanza? Avrà bisogno di essere cambiato, avrà caldo, freddo, sete, sarà stressato, avrà qualche malattia? Dove avrò sbagliato? Lo sto affamando? Poverino è scomodo e non me ne sono accorta. Forse lo sto viziando, o al contrario, gli sto negando il contatto e l’amore di cui ha bisogno? Sarà forse quello che ho mangiato che gli ha causato quello sfogo sulla pelle?

Questi e altri mille quesiti angosciano quotidianamente la madre ai primi passi, e i sentimenti di inadeguatezza, colpa e ansia sono sempre pronti ad affacciarsi. Probabilmente la mamma si sente un po’ smarrita anche perché al giorno d’oggi sono poche le occasioni di vedere altre donne accudire quotidianamente i loro bimbi e quindi avere esempi, affiancamento e sostegno da parte di genitori più esperti. Anzi, molto spesso l’ansia viene anche sollecitata da chi sta intorno alla mamma, con domande inopportune che minano la sua sicurezza e senso di competenza; e allo stesso tempo, forse qualcuno l’avrà pure rimproverata di essere troppo ansiosa.

Tuttavia, questi sentimenti di preoccupazione sono del tutto fisiologici e naturali. Forse la mamma stessa si sente sopraffatta dall’intensità dell’amore e del senso di protezione che prova per il suo bambino, così meraviglioso e fragile; ma quello che lei prova è del tutto normale e funzionale. È così che le madri imparano a capire il loro bambino e rispondere prontamente ai loro bisogni.

Lo psicoanalista Winnicott (che fu molto attento proprio ai sentimenti materni) la chiamava “preoccupazione materna primaria” e sottolineava che si tratta di un sentimento istintivo e fondamentale, funzionale alla sopravvivenza della specie. In poche parole, se come specie umana siamo ancora qui e non ci siamo estinti, è proprio grazie al fatto che le madri sono così ansiose e sollecite nell’accudire il proprio figlio, senza abbandonarlo mai!
L’importante è accogliere quest’ansia, imparare a gestire l’ansia, senza combatterla cercando di essere “distaccate”, ma anzi curarla con la vicinanza, le carezze, l’allattamento, le coccole, il contatto pelle a pelle, il sonno condiviso. Senza timore di viziare il bambino ma anzi con la consapevolezza che questa base affettiva lo renderà forte, anzi, renderà forti entrambi, il bimbo e la sua mamma.

Crescendo, il bambino diventerà più competente, abile, capace di comunicare chiaramente le sue necessità, e l’ansia materna si attenuerà, senza mai però venir meno l’istinto protettivo, il che non è sbagliato: i bambini sono indifesi e vulnerabili per tanto tempo!
La maternità dunque è anche questo, essere in ansia per il benessere dei nostri cuccioli, ma è anche molto di più. In primo luogo la possibilità di godere dell’intensità del legame con loro, della tenerezza, gioire per le loro conquiste, recuperare l’emozione e la meraviglia verso l’universo, potendo guardare il mondo attraverso i loro occhi.

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