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Bisogna mettere il bambino al centro del mondo?

E’ davvero necessario che la famiglia cambi la sua routine di pasti, sonno, spostamenti, per renderla adatta ai ritmi ed agli orari del bambino?

A cura della psicologa Dott.ssa Antonella Sagone

Nella nostra cultura è naturale considerare il bambino come molto importante, al punto da condizionare tutta l’organizzazione della vita della famiglia in cui nasce. I bisogni del bambino sono vitali e impellenti: la sua fame, il suo sonno e il suo disagio non possono attendere. Gli adulti e persino i fratelli maggiori si adattano a passare in secondo piano quando l’ultimo arrivato piange o fa i primi vocalizzi. E questo, certamente, è anche giusto, nella misura in cui i genitori restano in connessione con i bisogni del piccolo e comprendono l’urgenza di molte delle sue necessità.

Ma che dire del mondo di rituali e di oggetti che la nostra società e industria hanno creato di proposito per il bambino? E’ davvero necessario che la famiglia cambi la sua routine di pasti, sonno, spostamenti fuori casa, per renderla adatta ai ritmi ed agli orari del bambino? Il bambino ha davvero bisogno di una cameretta tutta sua, di un suo mezzo “di trasporto”, di una versione infantile di ogni oggetto o alimento che appartiene al mondo adulto, dal bicchiere alla pastasciutta, dal sapone alla forchetta?

In effetti il bambino non ha bisogno di un mondo su misura costruito intorno a lui. Non desidera e non gli serve essere al centro del mondo. Al centro delle attenzioni e dell’affetto dei suoi cari, sì, certo; ma non della società in cui vive. Ciò che il bambino desidera più ardentemente, e di cui ha più bisogno, è in realtà far parte della vita dei suoi genitori. Essere con loro in famiglia, poterli osservare mentre fanno le azioni di tutti i giorni. I giocattoli più belli del bambino sono gli oggetti che il genitore maneggia quotidianamente. Un cassetto basso in cucina, pieno di utensili da cucina non pericolosi, come passini, contenitori, strofinacci, mestoli di legno, ha molto più fascino di qualsiasi giocattolo “fatto apposta” per lui, per il semplice fatto che quel giocattolo non sembra interessare altrettanto gli adulti, che il bambino osserva e studia attentamente. Mangiare a tavola assieme al resto della famiglia, con assaggi selezionati e salutari del loro stesso cibo, rende l’esperienza dei cibi solidi molto più interessante e attraente. Essere portato addosso a un adulto che si muove nel mondo, prende un autobus, incontra persone e parla con loro, o anche dalla mamma che sfaccenda per casa, è infinitamente più stimolante e sicuro che stare in un box progettato per lui e pieno di giochi costruiti proprio per interessarlo.

Quello che il bambino desidera e di cui necessita non è un mondo tutto per sé: si accontenta di accompagnare gli adulti nel loro mondo, osservarli agire e interagire e, a tempo debito, cominciare ad imitarli.
Riportare il bambino al suo posto, accanto ai suoi genitori, e condividere la propria vita con lui, oltre a gratificare immensamente il bambino, libera i genitori da limiti pesanti che li costringono a modificare i propri ritmi di vita, rinunciando a uscire e corrodendo il tempo che potrebbero dedicare alla vita sociale, tempo dirottato ad intrattenere un bambino annoiato o a metterlo a dormire, farlo mangiare eccetera. Muoversi insieme al proprio piccolo è infine anche per l’adulto un’esperienza ricca: in questo modo può tornare bambino a sua volta e vedere il mondo con i suoi occhi e la sua meraviglia.

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