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Bisogna giocare coi propri bambini?

I genitori devono giocare con i propri bambini? E’ normale che il bambino si annoi senza una loro diretta partecipazione?

A cura della psicologa Dott.ssa Antonella Sagone

A volte i genitori si rimproverano, o vengono rimproverati, riguardo al modo in cui si relazionano ai loro figli rispetto al gioco. C’è chi dice che si debba dedicare del tempo per far giocare i propri figli, e i bambini più grandi spesso chiedono insistentemente alla mamma o al papà di giocare con loro. In altri casi, ai genitori che giocano “tanto” con i figli si rimprovera di non renderli autonomi, che dovrebbero insomma lasciarli stare in maniera che imparino a giocare in modo autonomo.

Dietro questo tipo di critiche, che i genitori come in innumerevoli altre occasioni ricevono, sembra esserci sempre un’idea di educazione dei figli come un qualcosa che i genitori “devono fare ai bambini”. Sembra si sottintenda l'idea che i bambini non svilupperebbero la capacità di giocare senza lo stimolo nato dai genitori; e d’altra parte, resterebbero sempre dipendenti dai genitori se non venissero in seguito "forzati" a fare da soli.

In realtà, i bambini hanno una spinta innata a giocare, ma dobbiamo anche renderci conto che nella nostra società attuale le famiglie vivono isolate le une dalle altre, in una condizione molto poco naturale per gli esseri umani. In passato, i bambini ai primi passi erano circondati da bambini più grandi, ed era da loro che apprendevano come giocare. I genitori e gli adulti non avevano alcun obbligo di riservarsi del tempo per giocare insieme ai bambini, anche se ci potevano essere momenti giocosi fra di loro, a partire dal gioco più antico del mondo, quello del cucù, fino a momenti più elaborati di interazione, dai giochi di finzione a quelli in cui il bambino condivideva in modo divertente le attività quotidiane dell’adulto.

Al giorno d’oggi può succedere che il bambino si “annoi” soltanto perché la socialità è limitata alla relazione con i genitori. Spesso, troppo spesso, si propongono ai bambini degli oggetti, giocattoli costruiti apposta per lui, e ci si preoccupa perché il bambino dopo pochi minuti non sembra più interessato. Ma un bambino piccolo è interessato alle PERSONE, e agli oggetti solo in quanto interessano a quelle persone; ecco perché per giocare coi suoi giochi il bambino ha bisogno che la mamma sia lì a usarli con lui. è a lei che suo figlio è interessato, e non ai giocattoli. Ma questo non significa che la mamma debba stare lì con lui ad agitare un sonaglino: in realtà suo figlio sarebbe perfettamente felice se potesse stare con lei mentre lei fa le sue cose, ad esempio portato in una fascia (molto meno faticosa che le braccia) mentre la mamma sfaccenda in casa o fuori casa. Insomma, scegliere approcci compatibili con la fisiologia e la fase evolutiva del bambino rende la vita dei genitori più semplice.

In conclusione, il genitore fa bene o fa male a giocare con il proprio bambino?
Ad alcuni genitori giocare risulta naturale e divertente, e finché anche il bambino ne è contento non c’è nulla di sbagliato a giocare con lui. Allo stesso modo, per alcuni adulti giocare non viene spontaneo, e anche lì non è necessario forzarsi, ma se il bambino richiede l’aiuto e l’attenzione dell’adulto nei suoi giochi lo si può affiancare se è in difficoltà con un oggetto, oppure si può cercare di offrirgli maggiori occasioni di interagire anche con altri bambini. Se si ascolta, osserva e rispetta il bambino, certi dilemmi vengono a cadere. Non è né obbligatorio né vietato giocare coi figli, se li si osserva si capisce benissimo quando vogliono giocare con l’adulto, e quando invece il gioco è una cosa tutta loro. In tal caso, con discrezione, lasciamoli fare, e defiliamoci in punta di piedi!

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