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I sì che aiutano a crescere: limitare con amore

Nel secondo anno di vita il bambino è più intraprendente e bisogna guidarlo e dargli alternative piuttosto che dirgli sempre no.

A cura della psicologa Dott.ssa Antonella Sagone

Nel secondo anno di vita del bambino, il piccolo si fa più intraprendente. Sa più chiaramente quello che vuole; e lo sa anche raggiungere con efficienza. E insieme alla crescita delle sue capacità, aumenta anche la frequenza con la quale la sua volontà si scontra con quella degli altri membri della sua famiglia, fratelli maggiori e genitori; e Improvvisamente sente piovere addosso una quantità di «No» apparentemente senza fine, ai quali reagisce spesso con veemenza.

I genitori spesso si spaventano di questi comportamenti; ma si tratta di una fase normale. Tuttavia, è a questo punto che l’adulto si inizia a porre la domanda: lo devo disciplinare? Devo cominciare a insegnargli come ci si comporta? Lo devo sgridare, punire? Oppure devo lasciarlo fare e aspettare che gli passi?

L’educazione di un bambino comincia alla nascita; tuttavia è differente a seconda della fase che il bambino attraversa, dei suoi bisogni che mutano, e della sua capacità di comprensione. Un neonato comprende solo parole d’amore: la sua educazione è fatta di contatto costante, interazione affettuosa, soddisfacimento dei suoi bisogni primari. Nei primi mesi si pongono infatti le basi per la sicurezza, la fiducia, la capacità di relazionare che sono presupposto per il futuro apprendimento sociale. Ma ai primi passi, sorge anche la necessità di porre al bambino dei limiti, sia per garantire la sua sicurezza, sia per conciliare i suoi comportamenti con i bisogni e i ritmi del resto della famiglia.

Non è ancora, tuttavia, il momento per i rimproveri o le prediche: per una semplice ragione cognitiva. A questa età i bambini comprendono solo cose molto concrete, non rimproveri astratti o esortazioni. Capiscono benissimo che non devono saltare sul divano buono se la mamma, appena lo fa, prontamente dice «No» e tira giù il bambino dal divano. Tutte le volte; perché lo rifarà comunque più volte, prima di imparare. Se il bambino sta lanciando pietre, dirgli «Non si lanciano le pietre» servirà a poco; funzionerà molto di più far sparire le pietre dalla circolazione, oppure trattenere la mano del bambino, o meglio ancora, proporre un’alternativa: «Perché invece non tiri questa pallina?»

Insomma, è più efficace dire al bambino sì piuttosto che no, lo capisce meglio; invece di dire «Non stare in cucina», meglio dire «Stai in salotto». La parola «No» è facile da pronunciare, ma attenzione a non inflazionarla: potrebbe tornare indietro come un boomerang, quando alla prossima richiesta nostro figlio ce la rilancerà contro. Meglio prevenire mettendo fuori portata, per quanto possibile, gli oggetti pericolosi o fragili; e poi individuare le cose veramente importanti a cui dire di no. Meglio, quando possibile, dire «Sì», ovvero proporre, guidare, indicare una direzione, piuttosto che negare o sbarrare la strada. I nostri bimbi lo comprenderanno più prontamente e accetteranno più volentieri il nostro invito, specialmente se avremo saputo farci interpreti, al di là della richiesta spicciola, dei loro bisogni più profondi.

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