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Come insegnare al bambino piccolo a comportarsi bene?

Ecco gli utili della Psicologa per aiutarti ad insegnare ed educare il tuo bambino a comportarsi bene

A cura della psicologa Dott.ssa Antonella Sagone

Tra il primo e il quarto anno di vita i genitori si trovano di fronte un compito impegnativo: hanno a che fare con un bimbo ancora molto piccolo, quindi con un comportamento impulsivo e uno scarso controllo sulle sue emozioni, ma con grandi risorse e abilità sufficienti a mettersi nei guai, e moltissime energie per tenere viva l’attenzione dei suoi genitori!
I genitori spesso quindi si preoccupano di come potranno insegnare ed educare il bambino a “comportarsi bene”.
Ma che cos’è l’educazione? Si tratta di modellare un comportamento, oppure plasmare un carattere?
Focalizzarsi su uno standard di comportamento o su un modello ideale di bambino può farci perdere di vista il bambino reale che è davanti a noi e rendere inutilmente difficile il nostro compito di genitore, ostacolando la connessione e la comprensione reciproca che ogni buona educazione deve mirare a stabilire fra genitori e figli.

Inoltre, quanto più le nostre aspettative si discostano dall’indole e dai bisogni reali del bambino, tanto più questo si sentirà “sbagliato” e fuori posto, e il risultato potrà essere, a seconda del carattere del bambino, un comportamento oppositivo, un chiudersi in se stesso, oppure un tentativo di rimodellarsi secondo le aspettative dei genitori, perdendo però così il contatto con la propria natura più autentica.

Ogni bambino ha il suo percorso e i suoi tempi per apprendere il modo “giusto” di comportarsi, e come genitori, quindi, nel nostro approccio dobbiamo tenere conto sia dell’aspetto caratteriale, dell’indole, che fa sì che certi approcci funzionino meglio con alcuni bambini, e altri approcci con bambini di diverso carattere; e sia della maturità, cioè non pretendere da un bambino ciò che non è ancora in grado di fare.

Spesso i genitori si confrontano con consigli e descrizioni tratte da libri, riviste e Internet, e di frequente da questi confronti il genitore esce preoccupato perché il proprio figlio non corrisponde allo standard descritto. Troppo spesso i normali comportamenti di un bambino vengono vissuti come caratteristiche da correggere per acquisire comportamenti più “maturi”. Questo succede soprattutto con i comportamenti “negativi”, cioè il pianto e gli scatti di collera. Ma dietro a questi comportamenti ci sono emozioni legittime e bisogni concreti. A monte di tutto ci può essere la stanchezza; altre volte è una preoccupazione, un bisogno di tenerezza, lo stress di crescere così in fretta e voler conquistare il mondo senza averne ancora l’abilità per padroneggiarlo.
I primi anni richiedono molta pazienza e comprensione al genitore.

Come genitori siamo imperfetti ma facciamo sempre del nostro meglio; e occorre ricordare che anche i bambini fanno sempre del loro meglio, con gli strumenti che hanno, con il livello di maturità che hanno, anche se a volte per noi adulti è molto faticoso ricordarci del semplice concetto che hanno alle spalle così pochi mesi o anni di vita rispetto a noi.

Rispettare la natura del bambino, fornirgli delle indicazioni ma soprattutto un esempio vivente di empatia e rispetto delle regole, anche nei momenti in cui limitiamo le sue azioni… ecco, forse semplicemente l’educazione consiste in questo: nel fare da guida, incanalando le energie e le attitudini del bambino verso ambiti e comportamenti socialmente accettabili e che gli permettano l’espressione del suo pieno potenziale.

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