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Troppo aggressivo con gli altri bimbi: che fare?

Il bambino spesso può essere aggressivo con gli altri bambini quando inizia la convivenza con i coetanei.

A cura della psicologa Dott.ssa Antonella Sagone

Dal secondo anno di vita i bambini incontrano i coetanei: questo incontro non è sempre piacevole e spesso i bambini sono aggressivi.

Nel secondo anno di vita il bambino comincia a confrontarsi non solo con gli adulti ma anche con i coetanei; può darsi che abbia intrapreso l’esperienza del nido, oppure semplicemente ha cominciato a sgambettare ed è in grado di interagire di più con i bambini che incontra. A volte è delizioso osservare questi piccolini che si studiano, si sorridono, si abbracciano o “giocano”; ma altre volte sono pianti e dolori, come quando entrambi vogliono lo stesso giocattolo o uno non gradisce gli approcci dell’altro. Alcuni bambini reagiscono al disagio o al conflitto piangendo o ritirandosi, ma altri sono più combattivi e sviluppano modalità molto “fisiche” per far capire le loro ragioni: morsi, pizzicotti, calci, lanci di oggetti o tirate di capelli possono essere un comportamento ricorrente che causa scompiglio e crea costernazione e imbarazzo nei genitori del piccolo “giustiziere”.

Spesso il bambinoaggressivo” viene giudicato “maleducato”, e i genitori subiscono occhiate di fuoco da mamme e papà, giustamente contrariati, delle piccole “vittime”. Tuttavia, l’educazione del bambino è un processo, ed è proprio nella gestione di queste situazioni che egli a poco a poco apprende i comportamenti accettabili e quelli che non lo sono.
Come gestire allora i comportamenti aggressivi del proprio bambino? Occorre per prima cosa comprendere che questi colpisce o morde perché gli mancano ancora gli strumenti per esprimere diversamente la propria frustrazione, disagio, scontento, e per spiegare a parole di cosa ha bisogno. Quando il linguaggio del bambino diviene più ricco, generalmente diminuisce in proporzione la sua espressione “fisica” e i comportamenti indesiderati svaniscono in breve tempo. Una cosa importante che il genitore può fare, dunque, è dare voce ai sentimenti del bambino aiutandolo a capire perché è arrabbiato e descrivendo quello che succede: «Hai colpito questa bimba perché volevi andare tu sull’altalena?». Ma come prima cosa, è importante mostrare comprensione per il bambino aggredito: «Ti ha tirato i capelli, ti fa molto male?». Si può poi far seguire un commento sulla situazione: «Tutti e due volete andare sull’altalena adesso; è un problema. Proviamo a vedere come risolverlo».

Tuttavia in questa fase così impulsiva non bisogna dimenticare che le parole non possono sostituire i fatti: l’insegnamento dei genitori su quale comportamento è accettabile e quale no passa prima di tutto attraverso l’intervento diretto. Non è necessario sgridare o punire il bambino, si può mostrare comprensione per i suoi sentimenti, ma questo non significa che gli si possa lasciare libertà di aggredire. Questo vuol dire che per un certo periodo, anche se è faticoso, l’adulto dovrà “guardare a vista” il piccolo attaccabrighe e tenersi pronto a bloccare fisicamente, il più prontamente possibile, i suoi gesti aggressivi; i discorsi seguono solo dopo. In questo modo il bambino apprenderà in modo immediato, anche se con dolcezza, quando deve imparare a controllarsi.

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