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Farsi aiutare dopo il parto, sì o no?

Dopo il parto mamma, papà e bambino si ritrovano di colpo fra quattro mura e con tutto il peso della sua crescita sulle spalle.

A cura della psicologa Dott.ssa Antonella Sagone

Trovarsi da soli col neonato può essere faticoso e un aiuto può essere prezioso; ma deve essere discreto .  I primi giorni a casa con un neonato possono essere molto impegnativi: c’è bisogno di tempo per conoscersi, l’allattamento deve prendere il via, si devono stabilire nuovi equilibri e ruoli nella coppia, e a volte ci sono anche fratelli e sorelle maggiori che devono anche loro fare la conoscenza del nuovo arrivato, gestire le loro emozioni e trovare un nuovo equilibrio, gestendo una naturale gelosia. E la casa e le altre incombenze vanno mandate avanti come prima! Ecco perché spesso accade che un parente (spesso una nonna) si stabilisca a casa della neo mamma per le prime settimane. Un aiuto importante ma a volte che diviene fonte di attriti e disagi, vissuto come interferenza nell’essere genitori.

Come neogenitori, penso che da un lato sia importante imparare a chiedere aiuto: non siamo fatti per sobbarcarci di tutto, ma per vivere in una comunità che ci sostiene, e questa comunità purtroppo al giorno d'oggi manca, e mamma, papà e bambino (spesso solo mamma e bambino per la maggior parte del giorno) si ritrovano di colpo fra quattro mura e con tutto sulle spalle. Dall'altro, occorre scegliere oculatamente le persone a cui chiedere aiuto, o comunque, se c'è' chi si offre, chiarire da subito i confini della convivenza e delle incombenze. La relazione fra mamma e bambino e l'allattamento sono una faccenda loro e non una questione da discutere collettivamente. Non sono i consigli la cosa di cui ha bisogno la mamma, né lei ha bisogno di essere alleggerita della cura del bambino, ma di tutto il resto.

C'è da comprendere, per carità, il desiderio più che legittimo di parenti (ad esempio i nonni) di godere anche loro di momenti di contatto e intimità col nuovo nipotino, di attimi di tenerezza, e costruire con lui o lei un proprio rapporto. Da questo punto di vista, anche se l'istinto della mamma nei primi tempi è quello di una tigre che non vuole nemmeno l'odore degli altri addosso al suo piccolo, occorre "mollare la presa" un pochino nei momenti in cui il bimbo è sveglio, sazio e tranquillo e la nonna vuole coccolarlo un po'. Ma questo è il preciso confine che non va superato. I segnali di disagio o stanchezza del bambino vanno sempre ascoltati e rispettati da parte di tutti.
Non dimentichiamo poi che non sempre (anzi raramente) l'esperienza del parto e dei giorni in ospedale è stata semplice, e molte volte mamma e bambino hanno bisogno di recuperare esperienze traumatiche e ricucire uno strappo causato da separazioni e dal trovarsi in un luogo estraneo nei primi giorni di vita. C'è bisogno di calma e di intimità per ritrovare un legame e costruire il proprio equilibrio, per conoscersi senza avere intorno persone che commentano, danno consigli non richiesti o peggio instillano dubbi o esprimono critiche. i genitori e il bambino hanno bisogno di tempo e di calma. L'aiuto vero è la presenza e il sostegno, e un supporto in tutte quelle incombenze pratiche di gestione domestica e burocratica che in questa fase si fatica a fronteggiare. Se ci sarà una presenza discreta e amorevole degli “aiutanti”, potrà anche crearsi quel clima ideale che permette momenti di coccole e di intimità anche fra il bimbo e gli altri membri della famiglia.

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