E' per egoismo che le madri sono materne?

A cura della psicologa Dott.ssa Antonella Sagone

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Il bambino nel secondo semestre di vita inizia anche ad aprirsi al mondo di fuori, cominciando a gattonare e poi a camminare, esplorando l’ambiente e i suoi oggetti. Tuttavia, pur intraprendendo un’interazione sempre più complessa con gli adulti, i genitori ma anche altre figure familiari vicine a lui, il bambino è ancora un cucciolo bisognoso di essere accudito, portato in braccio, coccolato. La sua apertura al mondo esterno, fa a volte sottovalutare questo aspetto portando a pensare che il comportamento affettuoso dei genitori vada in qualche modo limitato, e che il bambino possa sentirsi soffocato da troppe attenzioni. Spesso, infatti, le mamme che continuano ad essere sollecite verso il proprio cucciolo, accorrendo quando piange, rispondendo e a volte anticipando i suoi bisogni, e continuando ad elargire quelle cure affettuose che caratterizzavano i primi mesi (cullare, tenere in braccio, allattare, accudire di notte), vengono accusate di voler tenere il bambino legato a sé “per egoismo”, cioè per proprio diletto e non per rispondere a un reale bisogno del bambino.



Da dove nasce questa convinzione? Avviene che nel bimbo di sei-dodici mesi e la sua mamma si sia instaurato ormai un dialogo senza parole particolarmente efficiente, che le persone intorno non sempre sono in grado di cogliere. Spesso apparentemente la mamma “scatta” ad offrire al bambino il seno, o a prenderlo in braccio e coccolarlo, suscitando le proteste dei presenti: «Ma perché non lo lasci stare? Era tranquillo, non aveva bisogno». Ma la mamma, con altrettanta sicurezza, afferma che il realtà il bambino aveva fame, o sonno, o era inquieto. Di fatto, la sequenza che ha innescato il comportamento materno è iniziata prima, con dei segnali sottili da parte del bambino che solo la mamma ha colto: la madre non prende l’iniziativa, ma il più delle volte risponde a una richiesta non verbale di suo figlio.



Certamente coccolare il proprio cucciolo rende le mamme felici, o almeno serene, ma soprattutto facilita il loro compito di assicurare il benessere del proprio bambino. Le critiche di egoismo rivolte alla mamma spesso provengono da chi non coglie la profondità del legame fra mamma e bambino, e non comprende come la mamma tenga il bambino vicino a sé non solo perché ciò la rende felice e serena, ma anche perché sta rispondendo in modo meraviglioso al bisogno di vicinanza che il bambino stesso le esprime, in un modo che forse è impercettibile a chi è al di fuori della relazione, ma che è del tutto chiaro per la mamma..



Chi non ha dimestichezza con i bambini che gattonano o muovono i primi passi, non sa inoltre quanto sia, in realtà, difficile contenere un bambino che non vuole essere coccolato. Nel momento in cui il bisogno del bambino è l’esplorazione, è quasi impossibile trattenerlo tranquillo fra le braccia, persino offrendo il seno: si divincolerà e vorrà scappare alla scoperta del mondo. Difficile insomma, se non impossibile, far “restare piccolo” un bambino, perché lo slancio vitale e di crescita è enorme. Non c’è dunque niente di morboso, o di anormale, o di egoistico nel rispondere ai bisogni dei bambini allattandoli e coccolandoli quando, anche “da grandicelli”, ne hanno bisogno: la mamma il più delle volte sa bene cosa sta facendo, e la serenità propria e del proprio bambino ne è la dimostrazione.

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