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Perché il bambino non vuole più mangiare?

A volte un bambino che prima mangiava di buon appetito, verso la soglia dell’età scolare diventa “schizzinoso” e rifiuta molti cibi che prima apprezzava. Che fare?

A cura della psicologa Dott.ssa Antonella Sagone

Mangiava tutto, non aveva problemi a tavola, ma improvvisamente verso i 5-6 anni il bambino comincia a volere sempre meno cibi, a fare lo schizzinoso, a rifiutare tutto ciò che prima gli era piaciuto, a mangiare pochissimo. Ad esempio, cominciano a non volere più erti condimenti, a chiedere monotonamente le stesse cose, rifiutare sughi e piatti unici, separare certe verdure dal minestrone, eccetera… i genitori si chiedono come mai succede questo, e cosa si può fare per farlo mangiare di più.


Il bambino verso l’età scolare passa a volte un periodo in cui diviene diffidente verso il cibo. Come ricercando la “purezza” vuole gli alimenti tutti ben separati, rifiuta i miscugli e i piatti con tanti ingredienti insieme, cerca cibi che somigliano più a figure geometriche: forme regolari, lisce, di un unico colore… si finisce per offrire pasta in bianco e mozzarella, patate e mela. C’è un motivo per questo comportamento; il bambino comincia ad avere idee sue sul mondo e a ragionare ed elaborare teorie su ogni cosa, ed anche sul cibo, e questo lo porta a volte a rifiutare ciò che gli viene offerto. Coinvolgerlo nella scelta del cibo e nella sua preparazione può favorire il superamento di queste resistenze. Se ha bisogno davvero di distinguere i singoli sapori e non mescolare i cibi, rispettiamo questa esigenza e creiamo pasti in cui il bambino possa mangiare separato ciò che gli altri combinano assieme. Si tratta solo di una fase! E ricordiamoci che comunque forzare a mangiare non serve ed è controproducente, potendo portare a una maggiore resistenza a mangiare, oppure al contrario ad abbandonare il senso dell’autoregolazione, cosa che conduce successivamente a comportamenti alimentari a rischio di obesità.

 

Un altro aspetto da considerare in questa situazione è come il bambino vive il pasto a tavola. Che clima c’è? Ci sono tensioni? Discussioni? Difficolta nel farlo mangiare? Tutta l’attenzione è focalizzata sul bambino e su quello che ha nel piatto? Un cambio di prospettiva e maggiore attenzione a creare un clima sereno e rilassato a tavola può contribuire a levare energia alle “prove di forza” attorno a un piatto di spinaci, e darne invece alle interazioni gradevoli fra i membri della famiglia e al puro piacere di stare insieme un po’ in un clima caldo, rilassato, silenzioso (niente TV!) e amichevole.


Chiediamoci anche se le tensioni a tavola non abbiano avuto origine altrove. A questa età spesso il bambino passa parecchio tempo, e a volte pranza con i nonni, la tata, alla materna o alla mensa scolastica. Che tipo di clima trova in quei contesti? potrebbe aver subito esortazioni, prediche, pressioni, ricatti, rimproveri relativi al mangiare, e riversare la sua reazione di rifiuto anche a cena quando si trova con la sua famiglia. Potrebbe, semplicemente, essere stato forzato a mangiare e aver già raggiunto il suo fabbisogno nutritivo per l’intera giornata!

 

Per rompere il circolo vizioso, provare a cambiare schema. cambiate la disposizione della tavola apparecchiata. Scambiatevi i posti a tavola. Mangiate in ciotole o piatti, diversi da quelli che usate abitualmente. Mangiate in veranda, balcone o giardino se ne avete uno e il tempo lo consente. Apparecchiate con una tavola poggiata a terra su 4 supporti (i volumi dello stradale o simili vanno benissimo), cuscini comodi sul pavimento, e create una “cena alla giapponese” (più facile quando si è in pochi o si mangia da soli col bambino!). Soprattutto, niente trucchi o distrazioni: vanno tenuti a riposo la televisione, gli smartphone, i tablet e ogni altra fonte che può distogliere l’attenzione gli uni dagli altri. A tavola si mangia, ma anche si parla, si ascolta, si impara a stare insieme!

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