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come aiutare il bambino ad affrontare i cambiamenti?

Spesso si pensa che occorra abituare in anticipo i bambini ai cambiamenti che li aspettano; ma a volte questo allenamento anticipato può essere inutile o controproducente

A cura della psicologa Dott.ssa Antonella Sagone

Passate le prime settimane e mesi, il bambino trova un equilibrio nella sua famiglia, fatto di luoghi, abitudini, relazioni affettuose. La mamma, il papà e gli altri eventuali membri della famiglia hanno trovato un loro modo di rapportarsi al nuovo nato, strategie funzionali a conciliare i loro bisogni e quelli del piccolo, una nuova organizzazione della vita dentro e fuori casa.

Tuttavia, questo equilibrio è destinato a modificarsi tante volte nei successivi mesi ed anni, sia perché il bambino stesso cresce e cambia in fretta, modificando tantissimo le sue esigenze, ritmi e capacità; sia perché la vita e il mondo esterno portano a rompere gli equilibri raggiunti, per il subentrare di nuove situazioni.
La ripresa del lavoro; un trasloco in una nuova casa; l’inserimento al nido; l’arrivo di un nuovo fratellino sono gli eventi che più frequentemente si profilano all’orizzonte della vita familiare, a volte mettendo in ansia i genitori, che non sanno come preparare il piccolo al cambiamento che di lì a poco dovrà affrontare.
Spesso questi eventi esterni impongono alla famiglia e al bambino dei cambiamenti prima che il bimbo mostri di essere pronto ad affrontarli. La ripresa del lavoro della mamma impone una separazione, ed essere affidato nelle mani di un’altra persona (che sia il nido, i nonni o la baby-sitter) per mangiare, addormentarsi ed essere accudito; cambiare casa può significare l’acquisizione della propria stanza, e si pone la questione se abituarlo da subito a dormire da solo; l’arrivo del fratellino pone il problema della gelosia e di una diversa organizzazione dei tempi e
degli spazi, e spesso coincide con l’inserimento al nido o con lo svezzamento dal seno; e per i più grandi, l’inizio della scuola materna richiede l’acquisizione di nuove competenze e autonomie, come il saper mangiare da soli o liberarsi del pannolino e gestire l’igiene personale, in quanto prerequisiti richiesti dalla struttura.
Spesso ai genitori si suggerisce di cominciare in anticipo a “preparare” il bambino ai cambiamenti che sopraggiungeranno dopo qualche settimana o mese. Così si cerca di anticipare l’introduzione dei cibi solidi, l’eliminazione del pannolino, abituare il bambino a stare separato dalla mamma o a dormire in una stanza da solo, a non svegliarsi più la notte, non chiedere il seno e così via.
Questa strategia, che in teoria sembra una buona idea, spesso nella pratica si rivela fonte di stress, tensioni e scarsi risultati concreti. Il bambino può mostrare resistenza a questi cambiamenti, diventare più nervoso o ansioso, più attaccato alla mamma, e protestare con molta forza.
Ci sono molte ragioni per cui queste “prove generali” spesso falliscono. Prima di tutto, il bambino capisce al volo se una cosa è dettata da una reale necessità, oppure è “per finta”. Nel secondo caso, non comprende perché mai debba accettare un cambiamento, quando la mamma è lì, in casa, e incomprensibilmente si nega a lui. Lo stesso bambino, in assenza reale della mamma, può invece accettare la diversa situazione e adattarsi a un’altra persona e altri approcci di cura.
Un secondo aspetto riguarda il fatto che i bambini crescono in fretta. Ciò che non sono in grado di fare a sei mesi può essere alla loro portata a sette o a nove mesi. Forzando i tempi del bambino non si riesce certo ad accelerare la sua maturazione affettiva o il processo di apprendimento di abilità; anzi, si può creare ansia e stress attorno a questioni (come mangiare la pappa o andare in bagno) che pochi mesi dopo sarebbero state affrontate con più facilità e serenamente. In questo
modo a volte mamma e bambino si privano inutilmente di settimane piacevoli di allattamento, sonno condiviso o reciproca e ininterrotta compagnia, delle quali potrebbero ancora godere senza pensieri.
Infine, non sempre questi cambiamenti sono indispensabili. Inserire il bambino al nido, svezzarlo o spostarlo in un’altra stanza perché arriva un fratellino, ad esempio, potrebbe non essere necessario: a volte l’accudimento di due bambini piccoli si rivela più facile tenendoli insieme piuttosto che separati.
I bambini non hanno bisogno di lunghi allenamenti, quando sono pronti in genere accettano facilmente il cambiamento. Quindi perché anticipare la fatica o la rinuncia ad aspetti piacevoli della convivenza? Conviene piuttosto “godersi il bambino” per tutto il tempo possibile, confidando nella capacità di adattamento che genitori e figli sanno utilizzare quando realmente il mondo intorno a loro li spinge a modificare le proprie abitudini.

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