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Ma questo bambino vuole solo la mamma!

Come comportarsi e cosa fare con bambini "mammoni" che vogliono solo la mamma

A cura della psicologa Dott.ssa Antonella Sagone

In una riunione di famiglia la mamma con il suo piccolo è al centro dell’attenzione. Tutti sono impazienti di prendere fra le braccia quel tenero bimbo e coccolarlo un po’, e si avvicinano a lui protendendo le mani, pieni di slancio affettuoso. Ed ecco che il bambino, fra la delusione generale, con uno scatto si torce via da quelle braccia protese e tuffa il viso, contrariato, nel petto della mamma. Se dato in braccio a qualcuno, a volte persino al papà o ai nonni, scoppia in un pianto lacerante e si protende con aria disperata verso la mamma.
Perché fa così? Sicuramente le persone “rifiutate” ci rimangono malissimo, e la mamma è imbarazzata e costernata, non sapendo come giustificare il rifiuto del bimbo verso persone care e così ben intenzionate. Ecco che scatta la solita frase: questo bambino vuole solo la mamma!

Spesso si pensa, quando non si dice, che questo sia il risultato di non aver “abituato” il bambino a stare anche con persone diverse, insomma di averlo “viziato” con un rapporto troppo stretto e sollecito, cosicché ora il bimbo è divenuto dipendente da lei e incapace di separarsi anche per un attimo. Si pensa ad un problema di educazione del bimbo.
La verità è un’altra: i bambini non diventano, ma sono dipendenti dalla mamma; e istintivamente la cercano così come la mamma, altrettanto istintivamente, cerca il suo piccolo. Tuttavia l’indole dei bambini varia, e mentre ci sono quelli che da subito si lanciano fiduciosi nelle braccia di chiunque, ci sono altri che nei primi mesi di vita non vogliono che la mamma, il suo odore, la sua voce, e le stanno “aggrappati” come un granchiolino sullo scoglio. Questo non dipende dal comportamento materno ma fa parte del loro corredo innato. Non è il bambino che resta attaccato perché la mamma lo tiene sempre con sé, è la mamma che risponde ai segnali del bambino, al suo bisogno, prendendolo molto in braccio.

Resta il fatto che il papà o la nonna desiderano veramente e intensamente entrare in contatto con il bimbo, e non è facile per loro gestire i sentimenti di esclusione e rifiuto ai pianti del piccolo “mammone”. È importante sapere prima di tutto che si tratta di una situazione temporanea: semplicemente questi bambini hanno tempi più lunghi di altri prima di uscire dalla simbiosi e aprirsi al mondo, ma quando lo faranno, saranno capaci di grande affettuosità. Inoltre per avere un approccio vincente va osservata l’indole del bambino. Come alcuni adorano essere sballottati in aria fra canti e risate, altri sono particolarmente sensibili e hanno bisogno di calma e moderazione, di un ambiente tranquillo e di un adulto che lo sostenga in modo stabile, senza strapazzarlo troppo, parlando poco e a voce bassa, senza “soffocarlo” subito di baci e abbracci.
Con pazienza e delicatezza si può avvicinare il bambino riluttante, dapprima mentre è fra le braccia della mamma, poi via via a tu per tu, pacatamente, quando acquisterà confidenza, senza fretta: il bambino non ha la nostra percezione del tempo e ha bisogno di maturare dal punto di vista cognitivo e affettivo, un passo alla volta, ma si può avere fiducia che prima o poi scatterà il momento magico in cui tenderà anche agli altri le sue braccia.

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