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Mamma e figlio: una squadra formidabile

Mamma e bambino hanno, nei primi mesi dopo la nascita, un rapporto molto intenso

A cura della psicologa Dott. Antonella Sagone

La nostra cultura è molto prodiga di consigli verso i genitori; ma questi consigli spesso sono presentati in modo da dare l’illusione che crescere un figlio sia una scienza esatta, in cui c’è un modo, e solo uno, corretto di fare le cose, e tanti altri modi sbagliati. Per giunta questi consigli, spesso in contraddizione fra loro, finiscono il più delle volte per andare contro gli istinti naturali sia della mamma che del bambino. I genitori cominciano a pensare che accudire i bambini sia una faccenda complicata, e che il rischio di sbagliare e creare danni psicologici sia continuamente in agguato.

Eppure mamma e figlio sono perfettamente attrezzati, grazie ai loro istinti naturali, a formare insieme una “squadra” formidabile. Hanno insomma moltissime risorse per poter costruire un rapporto forte e ricco di amore e gioia. Dopo la nascita, il primo e fondamentale bisogno di entrambi è di restare insieme, per poter dispiegare pienamente il loro potenziale vitale. E dalla società, dalle persone attorno a lei, di cosa ha bisogno una donna quando nasce il suo bambino? Soprattutto di sostegno, approvazione e fiducia. Non ha bisogno di critiche, osservazioni dubbiose che minano la sua fiducia in sé, previsioni allarmanti di terribili conseguenze se non seguirà questo o quel consiglio, questa o quella teoria, bensì di uno spazio protetto e quieto in cui stare insieme al suo bambino, senza pressioni o interferenze.

I genitori sono spinti a seguire questi consigli, spesso andando contro le loro stesse intuizioni. Si perde così la possibilità di godere semplicemente del proprio bambino, di queste prime settimane o mesi. Infatti l’istinto del bambino è di cercare sempre la mamma, il suo abbraccio, il suo seno, la sua vicinanza. Con la mamma lui sta bene, e quel benessere si ripercuote non solo sul suo equilibrio emotivo, ma anche aiuta il suo organismo a funzionare a un elevato livello di integrazione, stabilizzando temperatura, battito cardiaco, respiro, digestione. E l’istinto della mamma è di stare con il suo bambino, studiarlo, contemplarlo, e reagire intensamente a tutte le sue manifestazioni, i sorrisi come il pianto, che le trasmette l’urgenza di prenderlo fra le braccia.

Questa fase di intenso attaccamento è funzionale alla coppia mamma bambino e permette al loro rapporto di evolversi e maturare nel modo ottimale.

Eppure i genitori affettuosi sono spesso criticati e accusati di “viziare” i propri figli, come se proprio quei comportamenti che generano il benessere del bambino e della mamma fossero i più pericolosi e dannosi per il piccolo. Il timore delle “cattive abitudini” avvelena i momenti di tenerezza, e la mamma deve affrontare persone che (magari animate dalle migliori intenzioni) la mettono in guardia contro la troppa felicità. Che cosa si teme poi? La cattiva abitudine alla tenerezza? alla fiducia? Al saper chiedere aiuto e conforto ai nostri cari quando se ne ha bisogno?

Non è utile forzare i tempi e spingere i neonati verso un distacco precoce dai loro genitori: nessun bambino cresce e matura perché è stato forzato a farlo.

Al tempo stesso, non si può trattenere un bambino dal crescere e maturare. Tutti i bambini prima o poi volgono il loro interesse anche al di fuori della cerchia familiare e un bel giorno abbandoneranno senza sforzo le “abitudini” dei primi mesi. Il bambino che per mesi ha solo poppato, dopo i sei mesi comincerà ad esplorare con curiosità il cibo e a un anno mangerà di gusto la pizza del fornaio o magari un bel piatto di pastasciutta; nonostante l’abitudine a stare sdraiato sul lettino, un giorno si tirerà su a sedere e poi in piedi e camminerà; nonostante l’abitudine alla presenza della mamma, anni dopo correrà a giocare con i suoi amichetti. è la natura umana, i bambini crescono e allargano i loro orizzonti, non possono farne a meno… non c’è bisogno di metter loro fretta. I bambini danno il meglio di sé, e si sviluppano (fisicamente ed emotivamente) al meglio quando sono con la loro mamma nei primi mesi di vita, e poi crescendo se possono esplorare l’ambiente intorno a loro, avventurandosi alla scoperta del mondo, ma sempre avendo la certezza che quando il mondo diventa troppo grande possono rifugiarsi per un po’ fra le braccia della mamma e del papà.

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