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Quel tocco speciale.

Mamma e papà sono importanti allo stesso modo nella cura bambini proprio perché sono importanti in modo diverso.

A cura della psicologa Dott. Antonella Sagone

Spesso si sottolinea che i due genitori sono ugualmente importanti nella cura del bambino, possono sostituirsi l’un l’altro e condividere le cure del piccolo proprio “allo stesso modo”. Ma in realtà, il papà e la mamma non sono ugualmente, bensì diversamente importanti. Come la mamma resta ineguagliabile nel suo rapporto biologico con il figlio (un rapporto mediato da un’intimità fisica e da un complesso gioco di ormoni che la sostiene e la guida in un modo che nessun manuale potrà mai spiegare), così anche il papà è inimitabile e, bisogna dire, anche lui proprio per la sua natura, differente da quella materna.

I padri hanno un diverso modo di parlare al bambino, di toccarlo, di sostenerlo e di giocare con lui. Il timbro di voce basso del papà ha uno straordinario effetto calmante, specialmente quando tiene in braccio il neonato e gli parla o canta mentre il piccolo ha il capo poggiato sul suo petto. E quando il bambino è ben sveglio, il papà è capace di fargli vivere emozioni altrettanto straordinarie. A differenza delle braccia materne, quelle del papà hanno una presa più vigorosa; inoltre, i padri hanno meno timore a muovere energicamente il neonato, farlo “volare”, insomma offrirgli degli stimoli forti. Questo, in genere, nonostante a volte allarmi chi guarda, non spaventa affatto il bambino: i neonati sono perfettamente attrezzati per venire “sballottati” dal corpo di un adulto in movimento, ed è spesso evidente la loro delizia mentre vengono sottoposti a emozionanti evoluzioni fra le braccia paterne.

Anche il ritmo della voce del papà differisce da quello materno: i padri tendono a parlare con un tono di voce più vivace, e con frasi più brevi. Così, attraverso la diversità, il neonato si arricchisce e impara a rapportarsi con adulti che hanno stili di accudimento differenti.

È importante sottolineare che non esiste un solo modo di essere madre o padre, e quindi ciascuno dei due dovrà imparare ad accettare il fatto che l’altro farà le cose “a modo suo”. Anche se l’impulso può essere, per un genitore, quello di sostituirsi all’altro per “far vedere come si fa”, occorre rispettare, lasciare spazio allo sviluppo di uno stile personale che ciascuno dei due membri della coppia genitoriale deve sviluppare. Così, sebbene il papà sembri alla mamma “imbranato” a cambiare un pannolino, o troppo brusco nel maneggiare il bambino, o i suoi ritmi appaiano completamente diversi da quelli materni, a volte si tratta solo di aspettare un poco, limitandosi a guardare e, in particolare, a osservare le reazioni del bambino: sarà lui a indicare cosa gli è più gradito. Il papà dovrà imparare a capire quando suo figlio gli segnala che è stanco di giochi e ha bisogno di rifugiarsi fra le braccia della mamma; e la mamma a sua volta dovrà imparare a comprendere che, anche se le braccia del papà e la sua voce hanno un ritmo diverso dal suo, il suo bambino le trova altrettanto entusiasmanti da sperimentare.

 

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