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Nonni e nipotini: un rapporto speciale

Il rapporto tra i nonni e i nipotini è basato sulla complicità e il gioco

A cura della psicologa Dott. Antonella Sagone

Il rapporto dei nonni con i nipotini è costruito sulla complicità e il gioco. I nonni hanno un rapporto speciale con i nipoti, anche se il punto di vista può essere diverso da quello dei neo genitori.

Nulla può sostituire mamma e papà; ma nulla può sostituire, allo stesso modo, i nonni. Con i nonni c’è una relazione diversa da quella con i genitori, una relazione speciale fatta di complicità e di gioco. I nonni, più liberi dei genitori dalla stretta dell’attività lavorativa, dal ritmo convulso del mondo “produttivo”, hanno più tempo e più disponibilità a rilassarsi e ritrovare una dimensione giocosa, contemplativa, fine a se stessa del vivere: proprio come i loro nipotini.

I ritmi dei nonni sono più lenti, e in questo modo si incontrano bene con quelli dei bimbi, che hanno anche loro bisogno di calma e di pause adeguate per fare le cose con il loro passo. E così spesso il bambino piccolo trova nel nonno o nella nonna una sensibilità più vicina alla sua, una persona più disponibile a passare semplicemente del tempo insieme, senza fretta e senza impegni urgenti.

I genitori spesso affidano i loro bimbi anche piccoli ai nonni, con gratitudine ma anche a volte con una certa ansia e ambivalenza. Infatti, molto raramente fra mamma e papà e i loro stessi genitori c’è identità di vedute su come educare un bambino, su quale approccio risulti più appropriato ad ogni situazione.

Naturalmente la cosa è reciproca: anche i nonni a volte fremono nel vedere i loro figli, ora genitori, prendere strade diverse dalle proprie nell'educazione dei bambini; vorrebbero intervenire ma si trattengono per rispetto, oppure, a volte, ci si confronta, e non sempre serenamente. 

Spesso infatti, ad esempio, la nonna che vede la figlia cambiare approccio si sente svalutata, percepisce le diverse scelte della figlia come una negazione della validità del proprio modo di fare la madre. Allo stesso modo, i figli sono molto sensibili alle osservazioni e suggerimenti dei propri genitori riguardo all’educazione dei bambini, e possono sentirsi criticati, e sentire messa in dubbio la propria competenza. La cosa davvero importante, quando l’educazione di un bambino è esperienza condivisa fra nonni e genitori, è quindi tenere sempre bene a mente che le diversità di approcci non sono critiche a ciò che l’altro ha fatto o sta facendo: sono, appunto, semplicemente stili diversi. Ognuno ha fatto e fa, in ogni occasione, del suo meglio nel modo in cui sa farlo.

Naturalmente, è importante confrontarsi sulle questioni di fondo, in modo da offrire al bambino approcci che non siano in totale contraddizione fra loro; tuttavia vale la pena di ricordarsi che il bambino è competente a gestire modalità e approcci diversi da un adulto all’altro. I nonni non sono che i primi di una lunga serie di adulti che il bambino incontrerà nella sua esperienza di vita sociale. Altri parenti, le tate, le maestre, e così via: crescendo egli dovrà confrontarsi con tante diverse figure, ciascuna con le sue modalità di comunicare, rapportarsi, gestire le relazioni. Una varietà di approcci è quindi un’esperienza salutare che gli insegnerà quella flessibilità che gli sarà necessaria in futuro, via via che allargherà il suo cerchio di relazioni sociali.

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