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Il tempo delle infinite domande

Le domande e i perché dei bambini servono a loro per scoprire il mondo e la realtà e per giocare con gli adulti.

A cura della psicologa Dott.ssa Antonella Sagone

Il bambino esplora il mondo con il linguaggio

Con l’acquisizione del linguaggio il bambino può dialogare con i genitori e scoprire il mondo intorno a sé.

«Mamma, perché il latte è bianco? perché vengono le nuvole? perché l’aereo quando vola diventa piccolo piccolo? perché abbiamo i denti? perché il tavolo è duro?» Le domande dei piccoli, oltre ad essere una fonte continua di divertimento, sono anche, spesso, un bel rompicapo, a cui non è facile rispondere su due piedi.

Per il bambino alle prese con la scoperta del linguaggio, la parola perché è come una chiave scintillante che apre infinite porte. Una volta compreso come funziona questo strumento meraviglioso, se ne servono a piene mani. In primo luogo, il perché provoca sempre una risposta da parte dell’adulto: e parlare con la mamma o il papà è di per sé una favolosa ricompensa. Poi, le risposte dei genitori producono nuove parole, nuovi concetti e informazioni, aumentando gli orizzonti di quel favoloso continente inesplorato che per il bambino è il mondo che lo circonda. Terzo, aiutano il bambino stesso a focalizzarsi e ad orientarsi fra le novità che va scoprendo giorno dopo giorno, e a farsi una mappa della realtà.

A volte quello dei perché sembra “solo” un gioco. Sembra quasi che il bambino, una volta fatta la domanda, non sia interessato alla risposta, quanto a formulare su questa una nuova domanda. Cominciano così quegli interrogatori serrati nei quali la spiegazione dell’adulto è seguita da un nuovo, inesorabile: «E perché?». A volte è esasperante o faticoso; il genitore, in preda al capogiro, si può chiedere quanto sia reale il bisogno del bambino di sapere, e quanto invece non si tratti soltanto di un “trucco” per catturare l’attenzione del papà o della mamma. Provate, per una volta, a rispondere alla domanda del bambino con una frase priva di senso: noterà subito la differenza. Provate a rispondergli con una stupidaggine o una battuta: andrà su tutte le furie!

Il bambino è davvero attento alle risposte che gli vengono date, e quindi meglio, quando si è stanchi del “gioco”, rispondere “non lo so”, che non rispondere affatto. E poi il gioco per i bambini è una cosa estremamente seria, è il modo in cui comprendono le più recondite pieghe della realtà.

Abbiamo molto da imparare dai perché dei bambini. Ci aprono un varco attraverso il quale possiamo sbirciare all’interno delle loro menti affascinanti, per le quali nulla è scontato. Mentre meditiamo sul perché le lumache non hanno i piedi, o le navi galleggiano, o perché abbiamo tutti, uomini e animali, cinque dita, ci si schiude per un attimo la stessa emozione che abbiamo provato da bambini, lo stupore di fronte all’ignoto, il senso di meraviglia, la curiosità di esplorare. Le domande dei bambini ci permettono di riflettere su questioni fondamentali della vita, alle quali il nostro quotidiano correre lascia ben poco spazio; ci fanno improvvisare fisici, biologi, ingegneri, meteorologi, e anche un po’ filosofi: e questo ci fa, per un istante, condividere con loro l’emozione della scoperta.

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