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Amici immaginari: come comportarsi?

Cosa fare quando l'immaginazione del bambino è così forte da fargli credere nell'esistenza di un amico immaginario?

A cura della psicologa Dott.ssa Antonella Sagone

L’amico immaginario è un fenomeno relativamente comune nei bambini piccoli, specialmente quelli con una più viva immaginazione. Spesso si tratta di un personaggio fisso, con tanto di nome, che esprime le sue opinioni e volontà. Per il bambino il livello di realtà di questi esseri inventati è molto forte, anche se c’è una più o meno chiara consapevolezza del fatto che appartengono a un mondo personale e meno condiviso dalle altre persone. Questi personaggi invisibili sembrano così reali al bambino, che ci parla, gioca, riserva loro un posto a tavola, e a volte si aspetta o quasi pretende che gli adulti si rapportino a loro come se fossero davvero lì presenti, arrabbiandosi moltissimo se l’adulto “non sta al gioco”.

Questo lascia l’adulto sconcertato e a volte preoccupato, senza sapere bene fino a che punto deve assecondare oppure scoraggiare queste fantasie. Il fenomeno dell’amico immaginario è tuttavia transitorio e non deve in sé preoccupare. In genere questi amici immaginari appaiono intorno ai 2-3 anni, ma crescendo il bambino abbandona questo gioco e i “fantasmi” a poco a poco (o a volte da un giorno all’altro) svaniscono nel nulla. I bambini piccoli vivono in una realtà in cui le cose oggettive e quelle fantasticate sfumano una nell’altra. Per fare un esempio diverso, quando un bambino gioca sa di stare “giocando”, eppure ciò che avviene nello spazio immaginario del gioco è così reale che se per gioco un altro bambino gli versa un secchio d’acqua immaginario sulla testa, quel bambino piangerà disperato finché non “giocherà” a potersi asciugare. Non è che il bambino non sappia distinguere fra il gioco e la realtà; è che per lui o lei la capacità visionaria del gioco è talmente forte che pensa che i frutti della sua immaginazione siano visibili anche per chi sta loro intorno. E’ come quando parla dei suoi sogni, in cui magari era presente un adulto: sa che è un sogno, ma pensa che l’adulto fosse davvero lì con lui nel sogno.

Il genitore come si rapporta a questo modo fantasticato di percepire la realtà? Non c’è nulla che l’adulto possa o debba fare per “mandare via” questi amici immaginari o riportare il bambino a un diverso livello di realtà: ci arriverà da solo con il tempo. Di fatto, l’adulto va un po’ intuitivamente a collocarsi nel mezzo, cioè non disillude brutalmente il bambino dicendo che tutto ciò “non esiste”, ma nemmeno sta al gioco in modo tale da rafforzare le fantasie. Insomma, è possibile accostarsi agli amici immaginari come se si stesse giocando, ma senza mai lasciarsi coinvolgere al punto di incentivare il gioco. Essere “educati” con “Bogus” quando entra nella stanza, ma non immergersi in conversazione con lui. L’amico immaginario è una cosa molto personale che appartiene al bambino, e che deve rimanere in un certo senso tutto suo.

Il bambino piccolo ha una vivida immaginazione, che quando sarà più grande lo arricchirà di capacità creative; andrà incoraggiata ma incanalata nel disegnare, rappresentare, scrivere, inventare storie. Per il momento si esprime così, nell’intensità dei suoi giochi, nei quali proprio la sostanza immaginaria dei suoi amici gli permette di plasmarli in modo perfetto come vuole, e di avere il totale controllo. Con il passare del tempo e lo sviluppo di vere amicizie con altri bambini (cosa che avviene in genere dopo il terzo anno) l’amico immaginario sbiadirà e alla fine si farà da parte per lasciare il posto ad amicizie reali, che nel frattempo il bambino sarà in grado di coltivare.

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