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Il rapporto fra genitori e figli è una faccenda di potere o di sentimenti?

Spesso si spronano i genitori a mostrare ai figli chi comanda, in realtà i conflitti andrebbero affrontati con ascolto e comprensione, a prescindere dalle decisioni che vengono prese

A cura della psicologa Dott. Antonella Sagone

Quante volte mamma e papà si sono sentiti dire, di fronte a un bambinetto di due o tre anni che puntava i piedi e si opponeva alle loro richieste: «Dovete fargli capire chi comanda»? Quante volte il fantasma del “bambino viziato”, che tiene in scacco gli adulti, si è presentato minaccioso alla mente dei genitori… e quante volte questi, stanchi e frustrati di fronte alla determinazione del proprio figlio, si sono sentiti “intrappolati” in uno scontro di volontà, in un conflitto senza vie di uscita, nel quale l’obiettivo a un certo punto è diventato quello di definire, una volta per tutte, chi aveva il controllo della situazione?


Spesso le credenze e i valori adulti vengono applicati e attribuiti ai bambini: così la nostra società, fortemente orientata al controllo, all’affermazione, alla determinazione dei torti e delle ragioni, attribuisce al bambino una volontà di sopraffare, di vincere, di piegare i genitori ai propri voleri. Eppure, se si guarda obiettivamente le cose, il rapporto fra adulto e bambino è molto sbilanciato… e il piatto della bilancia non pende dalla parte del più piccolo. Il bambino è più debole, più inesperto, meno abile sia nelle azioni che nel linguaggio e nell’espressione dei propri pensieri e bisogni. Ed è molto più vulnerabile e bisognoso di un adulto. Proprio per questo, le sue richieste a volte assumono i toni di una disperata urgenza, e suonano agli occhi dell’adulto come esagerate e irragionevoli.

Ma è proprio necessario che ogni contrasto fra adulti e bambini si trasformi in una prova di forza? Si tratta davvero di un problema di potere? L’educazione si riduce solo ad insegnare al più piccolo a rassegnarsi alla volontà dei più forti?

Per gestire i conflitti con i bambini, e superare i momenti di crisi, è più utile leggere la situazione in chiave di sentimenti e bisogni, piuttosto che di ruoli e di potere. Il bambino, in realtà, non è affatto interessato al potere, ad avere “ragione” o a dimostrare di essere più forte dei suoi genitori: anzi, ha bisogno di sapere che la mamma e il papà sono forti abbastanza non solo da sostenerlo e provvedere a lui, ma anche da sopportare e accettare le ondate di emozioni, a volte negative, che lo sommergono quando un suo bisogno non viene ascoltato e soddisfatto.

Certo, non sempre il confronto fra adulto e bambino può risolversi accontentando quest’ultimo; ma ciò non deve impedire al genitore di essere comprensivo riguardo ai sentimenti che il bambino prova, e ad ascoltare in primo luogo cosa gli sta succedendo. I bambini imparano per imitazione, e solo se il piccolo “tiranno” potrà vedere i suoi genitori mentre si adoperano per cercare di comprendere i suoi bisogni e trovare soluzioni accettabili per tutti, assorbirà il rispetto e la comprensione che a sua volta, crescendo, sarà capace di restituire ai suoi cari. Quando i bisogni del bambino e del resto della famiglia sono in conflitto, non è detto che ci debba per forza essere chi vince e chi perde: con l’ascolto e la comprensione, al di là della soluzione che poi verrà presa, non ci sono che vincitori.
 

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